Il Sacro Eremo Tuscolano della Congregatio Eremitarum Camaldulensium Montis Coronae presenta, nell’ambito dell’architettura monastica ed eremitica, vari aspetti di peculiare interesse. L’eremo fu fondato dai membri di una congregazione diramatasi dall’ordine camaldolese nella ricerca di una maggiore austerità e isolamento, della quale ospita attualmente il “Padre maggiore”, fungendo dun-que da “Casa Generalizia”. Per un paradossale contrasto, tuttavia, esso fu caratterizzato, sin dall’inizio delle sue vicende, da un forte legame con il lato più sfarzoso e brillante del potere temporale della Chiesa: quelle Ville Tuscolane che furono residenza estiva della corte pontificia e delle famiglie della nobiltà papalina. Per prossimità territoriale e vicende fondative, l’Eremo è anzi specificamente connesso proprio alla più ricca e maestosa di tali costruzioni, cioè la Villa Mondragone dei Borghese, acquisita e ampliata in colossali di-mensioni da Scipione Caffarelli Borghese, Cardinal Nepote di quel papa Paolo V che della fondazione dell’Eremo fu autorevole e determinante sostenitore. Pur ideato e progettato dal camaldolese Padre Alessandro Secchi, l’Eremo vide quindi nella sua storia l’intervento di artisti e probabilmente anche di architetti legati al milieu – inteso quale insieme specifico di condizioni naturali e socio-culturali – delle Ville nella loro evoluzione storica, peculiarmente localizzato nel contesto ambientale-architettonico proprio di questi edifici. Nella sua storia, inoltre, l’eremo dovette subire non pochi assalti alla condizione di isolamento eremiti-co, da parte di personalità in vario modo legate alla corte pontificia, che desiderarono impiegarlo come pro-pria residenza temporanea, violandone anche, per alcuni periodi, le regole di clausura. Fu poi particolar-mente apprezzato dal papa Gregorio XVI (già monaco e Vicario Generale dei Camaldolesi) che vi risiedé più volte. La ricostruzione storica e i primi risultati della campagna di rilievo avviata per la prima volta in rela-zione al complesso – e sinora inedita – consentono di evidenziare le peculiarità che rendono l’Eremo, anche per la pregevole posizione paesaggistica e per le contenute dimensioni, una singolare declinazione dell’architettura eremitica camaldolese, frequente oggetto di interesse per incisori e disegnatori delle diverse epoche.

Strollo, R.m., Baldoni, C. (2012). L'Eremo camaldolese alle porte di Roma. In Architettura eremitica: sistemi progettuali e paesaggi culturali. Vol. 3 (pp.74-83). Firenze : Edifir.

L'Eremo camaldolese alle porte di Roma

STROLLO, RODOLFO MARIA;
2012-01-01

Abstract

Il Sacro Eremo Tuscolano della Congregatio Eremitarum Camaldulensium Montis Coronae presenta, nell’ambito dell’architettura monastica ed eremitica, vari aspetti di peculiare interesse. L’eremo fu fondato dai membri di una congregazione diramatasi dall’ordine camaldolese nella ricerca di una maggiore austerità e isolamento, della quale ospita attualmente il “Padre maggiore”, fungendo dun-que da “Casa Generalizia”. Per un paradossale contrasto, tuttavia, esso fu caratterizzato, sin dall’inizio delle sue vicende, da un forte legame con il lato più sfarzoso e brillante del potere temporale della Chiesa: quelle Ville Tuscolane che furono residenza estiva della corte pontificia e delle famiglie della nobiltà papalina. Per prossimità territoriale e vicende fondative, l’Eremo è anzi specificamente connesso proprio alla più ricca e maestosa di tali costruzioni, cioè la Villa Mondragone dei Borghese, acquisita e ampliata in colossali di-mensioni da Scipione Caffarelli Borghese, Cardinal Nepote di quel papa Paolo V che della fondazione dell’Eremo fu autorevole e determinante sostenitore. Pur ideato e progettato dal camaldolese Padre Alessandro Secchi, l’Eremo vide quindi nella sua storia l’intervento di artisti e probabilmente anche di architetti legati al milieu – inteso quale insieme specifico di condizioni naturali e socio-culturali – delle Ville nella loro evoluzione storica, peculiarmente localizzato nel contesto ambientale-architettonico proprio di questi edifici. Nella sua storia, inoltre, l’eremo dovette subire non pochi assalti alla condizione di isolamento eremiti-co, da parte di personalità in vario modo legate alla corte pontificia, che desiderarono impiegarlo come pro-pria residenza temporanea, violandone anche, per alcuni periodi, le regole di clausura. Fu poi particolar-mente apprezzato dal papa Gregorio XVI (già monaco e Vicario Generale dei Camaldolesi) che vi risiedé più volte. La ricostruzione storica e i primi risultati della campagna di rilievo avviata per la prima volta in rela-zione al complesso – e sinora inedita – consentono di evidenziare le peculiarità che rendono l’Eremo, anche per la pregevole posizione paesaggistica e per le contenute dimensioni, una singolare declinazione dell’architettura eremitica camaldolese, frequente oggetto di interesse per incisori e disegnatori delle diverse epoche.
3° Convegno Internazionale - Architettura eremitica. Sistemi progettuali e paesaggi culturali
Poppi (AR), Monastero di Camaldoli, Poppi (AR)
2012
Rilevanza internazionale
21-set-2012
Settore ICAR/17 - Disegno
Italian
Architettura, Storia dell'Architettura, Tuscolano, Architettura Storica, Rilievo, Modellazione
Atti del terzo convegno internazionale sull'Architettura Eremitica
Intervento a convegno
Strollo, R.m., Baldoni, C. (2012). L'Eremo camaldolese alle porte di Roma. In Architettura eremitica: sistemi progettuali e paesaggi culturali. Vol. 3 (pp.74-83). Firenze : Edifir.
Strollo, Rm; Baldoni, C
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