The police apparatuses emerged in the European states of 18th-19th centuries have been widely studied as a subject particularly relevant to the understanding of modernization processes. In recent years new approaches to social practices, popular legitimization, administrative and professional cultures, have enriched traditional views based on institutional and judiciary studies. This research follows such new approaches, focussing on Rome in the era of Restoration, when a modern police was established with institutional and organizational characteristics quite similar to the Italian and European model. Even in such a peculiar context as the State of the Pope, strictly bound to the legacy of ancien regime, some models of government exported by the French were maintained. The General Police Department was clearly established in 1816 on the pattern of the French heritage. This new centralised body overlapped the former ecclesiastic control structures, created since the time of the Trento Council. Priests and policemen operated simultaneously in the urban territory of Rome for implementing their tasks of surveillance of the public order (identity certification, check of population mobility, release of passports) and of “buon costume” (bids, warnings, judiciary denounciations), depending however from different administrative bodies, although under the unified rule of the King-Pope. Consequently, two opposite approaches either toward increased “sacralisation” (based on parishes reform in 1824 and Giubileo in 1825) and toward “secularisation” of the city confronted each other, implying distinct concepts of government. But those two concepts also showed mutual influence. While in other countries of Catholic Europe, to begin from 18th century reforms, the establishment of centralised police led to the abolition of ecclesiastic law courts and of their own control systems, in the State of the Pope a coexistence emerged between old and new institutions. Such peculiarity allows the historian to examine and compare two different sets of sources. The research aims at assessing the elements of conflict and cooperation between the two police apparatuses, thus providing better knowledge of the balance between continuity and change in institutions and society during the first half of the 19th century. Three aspects have been particularly considered: the legal system, the relationship between different police bodies, the social perception and legitimization. The basic thesis here pointed out is that an interaction took place between church apparatuses and new police institutions in the field of control, registration and identification practices of the population. Our particular case study shows, at the same time, that ecclesiastic control mechanisms had some role in the formation of modern police. Such interpretative paradigm might reveal relevance to other European experiences, also presenting the persistence of ecclesiastic structures, even if underlying and less incumbent.

Un’ampia storiografia ha analizzato gli apparati di polizia sorti tra XVIII e XIX secolo negli Stati europei come oggetto di studio ricco di implicazioni per la comprensione dei processi di modernizzazione. Negli anni più recenti l’interesse esclusivamente giuridico-istituzionale si è inoltre arricchito di un approccio maggiormente attento alle pratiche diffuse nella società, ai meccanismi di legittimazione popolare, alle culture amministrative e professionali del personale impiegato, restituendo così valore alla dimensione sociale in cui la storia di questa istituzione è immersa. La presente ricerca si colloca all’interno di questo contesto storiografico individuando nel periodo della Restaurazione romana la nascita di un modello di polizia con caratteristiche istituzionali, organizzative e operative comparabili alle coeve polizie diffuse in Italia e in Europa. Anche in una realtà peculiare come quella dello Stato pontificio, ancora fortemente legata a condizioni socio-politiche riconducibili all’ancien régime, penetrarono alcuni modelli di governo importati dai francesi nel corso delle occupazioni: un esempio fu proprio l’istituzione di una Direzione generale di polizia nel 1816. Questo nuovo organismo centralizzato, attraverso l’articolazione periferica sul territorio, si sovrappose alle preesistenti strutture di controllo ecclesiastico deputate, sin dal Concilio di Trento, allo svolgimento di molte funzioni analoghe. In special modo nella dimensione urbana di Roma, parroci e poliziotti si trovarono fianco a fianco nell’adempiere ad alcuni dei loro principali compiti di sorveglianza della popolazione (certificazioni anagrafiche, registrazione dei movimenti, rilascio passaporti) e del “buon costume” (precetti, ammonizioni, segnalazioni ai tribunali), facendo però capo a distinti apparati amministrativi, seppur sotto l’unica guida politica del sovrano-pontefice. A contrapporsi furono un progetto di “sacralizzazione” (culminato con la riforma delle parrocchie del 1824 e il Giubileo del 1825) ed uno di “secolarizzazione” della città, a cui corrisposero due concezioni distinte di governo della popolazione e del territorio che si confrontarono influenzandosi a vicenda. Se nel resto dei paesi cattolici l’istituzione della polizia, a partire dal riformismo settecentesco fino agli sviluppi ottocenteschi, coincise con l’abolizione dei tribunali ecclesiastici e dei sistemi di controllo connessi, nello Stato pontificio si sviluppò una particolare convivenza tra queste istituzioni che consente di incrociare le fonti da esse prodotte. La ricerca si pone l’obiettivo di individuare gli elementi di conflitto e collaborazione tra i diversi apparati al fine di meglio valutare i fattori di continuità e rottura nelle istituzioni e nella società della prima metà del XIX secolo. A tale scopo la prospettiva è incentrata su un triplice livello di questioni: l’assetto legislativo e normativo, i rapporti tra gli organismi nello svolgimento pratico delle rispettive funzioni, il grado di riconoscimento e legittimazione da parte della popolazione. L’ipotesi di fondo è quella di un’interazione tra strutture ecclesiastiche e nuova polizia nella definizione di un inedito campo di saperi e tecniche di controllo, registrazione e identificazione della popolazione. Allo stesso tempo il caso di studio considerato dimostra l’influenza esercitata dai sistemi ecclesiastici nella definizione di una moderna polizia, ponendo così il problema di estendere tale paradigma interpretativo ad altri contesti che conobbero forme più marcate di secolarizzazione nel corso dell’Ottocento.

Lucrezio Monticelli, C. (2009). Alle origini della polizia moderna: apparati di controllo ecclesiastici e nuovi sistemi di polizia nella Roma del primo Ottocento.

Alle origini della polizia moderna: apparati di controllo ecclesiastici e nuovi sistemi di polizia nella Roma del primo Ottocento

LUCREZIO MONTICELLI, CHIARA
2009-02-16

Abstract

Un’ampia storiografia ha analizzato gli apparati di polizia sorti tra XVIII e XIX secolo negli Stati europei come oggetto di studio ricco di implicazioni per la comprensione dei processi di modernizzazione. Negli anni più recenti l’interesse esclusivamente giuridico-istituzionale si è inoltre arricchito di un approccio maggiormente attento alle pratiche diffuse nella società, ai meccanismi di legittimazione popolare, alle culture amministrative e professionali del personale impiegato, restituendo così valore alla dimensione sociale in cui la storia di questa istituzione è immersa. La presente ricerca si colloca all’interno di questo contesto storiografico individuando nel periodo della Restaurazione romana la nascita di un modello di polizia con caratteristiche istituzionali, organizzative e operative comparabili alle coeve polizie diffuse in Italia e in Europa. Anche in una realtà peculiare come quella dello Stato pontificio, ancora fortemente legata a condizioni socio-politiche riconducibili all’ancien régime, penetrarono alcuni modelli di governo importati dai francesi nel corso delle occupazioni: un esempio fu proprio l’istituzione di una Direzione generale di polizia nel 1816. Questo nuovo organismo centralizzato, attraverso l’articolazione periferica sul territorio, si sovrappose alle preesistenti strutture di controllo ecclesiastico deputate, sin dal Concilio di Trento, allo svolgimento di molte funzioni analoghe. In special modo nella dimensione urbana di Roma, parroci e poliziotti si trovarono fianco a fianco nell’adempiere ad alcuni dei loro principali compiti di sorveglianza della popolazione (certificazioni anagrafiche, registrazione dei movimenti, rilascio passaporti) e del “buon costume” (precetti, ammonizioni, segnalazioni ai tribunali), facendo però capo a distinti apparati amministrativi, seppur sotto l’unica guida politica del sovrano-pontefice. A contrapporsi furono un progetto di “sacralizzazione” (culminato con la riforma delle parrocchie del 1824 e il Giubileo del 1825) ed uno di “secolarizzazione” della città, a cui corrisposero due concezioni distinte di governo della popolazione e del territorio che si confrontarono influenzandosi a vicenda. Se nel resto dei paesi cattolici l’istituzione della polizia, a partire dal riformismo settecentesco fino agli sviluppi ottocenteschi, coincise con l’abolizione dei tribunali ecclesiastici e dei sistemi di controllo connessi, nello Stato pontificio si sviluppò una particolare convivenza tra queste istituzioni che consente di incrociare le fonti da esse prodotte. La ricerca si pone l’obiettivo di individuare gli elementi di conflitto e collaborazione tra i diversi apparati al fine di meglio valutare i fattori di continuità e rottura nelle istituzioni e nella società della prima metà del XIX secolo. A tale scopo la prospettiva è incentrata su un triplice livello di questioni: l’assetto legislativo e normativo, i rapporti tra gli organismi nello svolgimento pratico delle rispettive funzioni, il grado di riconoscimento e legittimazione da parte della popolazione. L’ipotesi di fondo è quella di un’interazione tra strutture ecclesiastiche e nuova polizia nella definizione di un inedito campo di saperi e tecniche di controllo, registrazione e identificazione della popolazione. Allo stesso tempo il caso di studio considerato dimostra l’influenza esercitata dai sistemi ecclesiastici nella definizione di una moderna polizia, ponendo così il problema di estendere tale paradigma interpretativo ad altri contesti che conobbero forme più marcate di secolarizzazione nel corso dell’Ottocento.
A.A. 2007/2008
Storia politica e sociale dell'europa moderna e contemporanea
20.
The police apparatuses emerged in the European states of 18th-19th centuries have been widely studied as a subject particularly relevant to the understanding of modernization processes. In recent years new approaches to social practices, popular legitimization, administrative and professional cultures, have enriched traditional views based on institutional and judiciary studies. This research follows such new approaches, focussing on Rome in the era of Restoration, when a modern police was established with institutional and organizational characteristics quite similar to the Italian and European model. Even in such a peculiar context as the State of the Pope, strictly bound to the legacy of ancien regime, some models of government exported by the French were maintained. The General Police Department was clearly established in 1816 on the pattern of the French heritage. This new centralised body overlapped the former ecclesiastic control structures, created since the time of the Trento Council. Priests and policemen operated simultaneously in the urban territory of Rome for implementing their tasks of surveillance of the public order (identity certification, check of population mobility, release of passports) and of “buon costume” (bids, warnings, judiciary denounciations), depending however from different administrative bodies, although under the unified rule of the King-Pope. Consequently, two opposite approaches either toward increased “sacralisation” (based on parishes reform in 1824 and Giubileo in 1825) and toward “secularisation” of the city confronted each other, implying distinct concepts of government. But those two concepts also showed mutual influence. While in other countries of Catholic Europe, to begin from 18th century reforms, the establishment of centralised police led to the abolition of ecclesiastic law courts and of their own control systems, in the State of the Pope a coexistence emerged between old and new institutions. Such peculiarity allows the historian to examine and compare two different sets of sources. The research aims at assessing the elements of conflict and cooperation between the two police apparatuses, thus providing better knowledge of the balance between continuity and change in institutions and society during the first half of the 19th century. Three aspects have been particularly considered: the legal system, the relationship between different police bodies, the social perception and legitimization. The basic thesis here pointed out is that an interaction took place between church apparatuses and new police institutions in the field of control, registration and identification practices of the population. Our particular case study shows, at the same time, that ecclesiastic control mechanisms had some role in the formation of modern police. Such interpretative paradigm might reveal relevance to other European experiences, also presenting the persistence of ecclesiastic structures, even if underlying and less incumbent.
polizia; parroci; parrocchie; Stato pontificio; restaurazione; controllo sociale; ordine pubblico
Settore M-STO/04 - Storia Contemporanea
Italian
Tesi di dottorato
Lucrezio Monticelli, C. (2009). Alle origini della polizia moderna: apparati di controllo ecclesiastici e nuovi sistemi di polizia nella Roma del primo Ottocento.
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