Il lavoro di ricerca svolto e commentato in questa tesi di dottorato è orientato ad analizzare le modalità di trattamento delle informazioni qualitative nel processo di attribuzione del rating alle controparti P.M.I. In sintesi la tesi mira a dare una risposta a 3 domande fondamentali: - l’adozione di sistemi di valutazione del rischio di tipo automatizzato risulta penalizzante per quelle controparti debitrici maggiormente beneficiarie del corporate banking relazionale? - le informazioni qualitative impattano in misura significativa nella determinazione del rating finale delle P.M.I? - l’adozione di sistemi di valutazione del rischio di tipo automatizzato limita il ruolo degli analisti fidi disincentivandone le capacità di analisi? L’analisi empirica è stata strutturata in 2 fasi. Durante la prima fase, condotta attraverso la somministrazione di un questionario qualitativo ad un campione formato da 9 Gruppi bancari di medio grandi dimensioni, si è cercato di pervenire alla stima delle variabili qualitative utilizzate nei modelli di rating interno, individuando nelle risposte le possibili differenze dei comportamenti aziendali. I risultati dell’analisi descrittiva sono stati finalizzati a fornire alcune indicazioni su: 1) modus operandi delle grandi banche nel trattamento delle informazioni qualitative nel processo di attribuzione del rating alle controparti P.M.I.; 2) figure organizzative coinvolte nell’acquisizione degli input qualitativi; 3) individuazione di un rating parziale degli aspetti qualitativi; 4) valutazione della componente judgmental attraverso l’analisi della variabile override. Nella seconda fase l’obiettivo è stato quello di sottoporre, (attraverso l’uso di una serie di test statistici utilizzati in letteratura per lo studio dei fattori qualitativi nei modelli di rating interno utilizzando i dati provenienti dai data base interni del campione di banche esaminate) a verifica empirica l’ipotesi nulla di un contributo non significativo delle variabili qualitative nella determinazione del rating finale. I test statistici e i modelli di regressione sono stati eseguiti su di un campione costituito da 44.296 società di capitali e di persone. Sulla base del perimetro di indagine, i principali risultati conseguiti si possono così riassumere: 1. Il rating attribuito alle PMI (ovvero le imprese con un fatturato < a 6,25 mln di €) risulta significativamente influenzato dalle informazioni qualitative (in termini di notch up); 2. i criteri qualitativi e quantitativi vengono valutati differentemente. La distribuzione delle frequenze relative dei sub rating qualitativi e quantitativi differiscono significativamente; i fattori qualitativi tendono a concentrarsi nelle classi inferiori di rischio (quindi le migliori) e presentano una minore dispersione all’interno delle stesse. Inoltre vengono sistematicamente valutati, in media, più positivamente rispetto ai criteri quantitativi; 3. l’analisi dell’override ha consentito di poter stabilire (nei limiti del campione considerato e condizione verificata solo nel comparto delle P.M.I) che l’adozione di sistemi di valutazione del rischio di tipo automatizzato non sembra limitare il ruolo dei gestori e non ne disincentiva le capacità di analisi. E’ proprio infatti nel comparto delle P.M.I. che si è registrato il n. maggiore di override migliorative (20%). Nel complesso, quindi, pare di poter ribadire l’insussistenza dei timori (espressi da parte della letteratura prevalente) circa l’incapacità dei sistemi di rating interno nel trattare la soft information soprattutto nel comparto delle PMI. In particolar modo è proprio il rating attribuito a queste controparti ad evidenziare le influenze maggiori dagli input non finanziari. La tesi, pur nell’ambito dei limiti delle caratteristiche dei campioni esaminati, nonché delle tecniche di indagine utilizzate, conferma la letteratura citata, conferendo una connotazione migliorativa agli input qualitativi nella stima della PD anche nel segmento delle P.M.I. La ricerca ha evidenziato inoltre, in via del tutto innovativa rispetto ai precedenti contributi accademici, come il gestore mantenga un’autonoma capacità di analisi che gli consente di esprimere un giudizio sul rischio di credito della controparte in via autonoma rispetto all’out put del modello di valutazione meccanicistico.

Grasso, G. (2008). La misurazione della componente judgemental nel processo di assegnazione del rating nel segmento delle PMI.

La misurazione della componente judgemental nel processo di assegnazione del rating nel segmento delle PMI

2008-12-12T11:32:47Z

Abstract

Il lavoro di ricerca svolto e commentato in questa tesi di dottorato è orientato ad analizzare le modalità di trattamento delle informazioni qualitative nel processo di attribuzione del rating alle controparti P.M.I. In sintesi la tesi mira a dare una risposta a 3 domande fondamentali: - l’adozione di sistemi di valutazione del rischio di tipo automatizzato risulta penalizzante per quelle controparti debitrici maggiormente beneficiarie del corporate banking relazionale? - le informazioni qualitative impattano in misura significativa nella determinazione del rating finale delle P.M.I? - l’adozione di sistemi di valutazione del rischio di tipo automatizzato limita il ruolo degli analisti fidi disincentivandone le capacità di analisi? L’analisi empirica è stata strutturata in 2 fasi. Durante la prima fase, condotta attraverso la somministrazione di un questionario qualitativo ad un campione formato da 9 Gruppi bancari di medio grandi dimensioni, si è cercato di pervenire alla stima delle variabili qualitative utilizzate nei modelli di rating interno, individuando nelle risposte le possibili differenze dei comportamenti aziendali. I risultati dell’analisi descrittiva sono stati finalizzati a fornire alcune indicazioni su: 1) modus operandi delle grandi banche nel trattamento delle informazioni qualitative nel processo di attribuzione del rating alle controparti P.M.I.; 2) figure organizzative coinvolte nell’acquisizione degli input qualitativi; 3) individuazione di un rating parziale degli aspetti qualitativi; 4) valutazione della componente judgmental attraverso l’analisi della variabile override. Nella seconda fase l’obiettivo è stato quello di sottoporre, (attraverso l’uso di una serie di test statistici utilizzati in letteratura per lo studio dei fattori qualitativi nei modelli di rating interno utilizzando i dati provenienti dai data base interni del campione di banche esaminate) a verifica empirica l’ipotesi nulla di un contributo non significativo delle variabili qualitative nella determinazione del rating finale. I test statistici e i modelli di regressione sono stati eseguiti su di un campione costituito da 44.296 società di capitali e di persone. Sulla base del perimetro di indagine, i principali risultati conseguiti si possono così riassumere: 1. Il rating attribuito alle PMI (ovvero le imprese con un fatturato < a 6,25 mln di €) risulta significativamente influenzato dalle informazioni qualitative (in termini di notch up); 2. i criteri qualitativi e quantitativi vengono valutati differentemente. La distribuzione delle frequenze relative dei sub rating qualitativi e quantitativi differiscono significativamente; i fattori qualitativi tendono a concentrarsi nelle classi inferiori di rischio (quindi le migliori) e presentano una minore dispersione all’interno delle stesse. Inoltre vengono sistematicamente valutati, in media, più positivamente rispetto ai criteri quantitativi; 3. l’analisi dell’override ha consentito di poter stabilire (nei limiti del campione considerato e condizione verificata solo nel comparto delle P.M.I) che l’adozione di sistemi di valutazione del rischio di tipo automatizzato non sembra limitare il ruolo dei gestori e non ne disincentiva le capacità di analisi. E’ proprio infatti nel comparto delle P.M.I. che si è registrato il n. maggiore di override migliorative (20%). Nel complesso, quindi, pare di poter ribadire l’insussistenza dei timori (espressi da parte della letteratura prevalente) circa l’incapacità dei sistemi di rating interno nel trattare la soft information soprattutto nel comparto delle PMI. In particolar modo è proprio il rating attribuito a queste controparti ad evidenziare le influenze maggiori dagli input non finanziari. La tesi, pur nell’ambito dei limiti delle caratteristiche dei campioni esaminati, nonché delle tecniche di indagine utilizzate, conferma la letteratura citata, conferendo una connotazione migliorativa agli input qualitativi nella stima della PD anche nel segmento delle P.M.I. La ricerca ha evidenziato inoltre, in via del tutto innovativa rispetto ai precedenti contributi accademici, come il gestore mantenga un’autonoma capacità di analisi che gli consente di esprimere un giudizio sul rischio di credito della controparte in via autonoma rispetto all’out put del modello di valutazione meccanicistico.
A.A. 2007/2008
rating
override
soft information
notching
PMI
piccole e medie imprese
Settore SECS-P/11 - Economia degli Intermediari Finanziari
it
Tesi di dottorato
Grasso, G. (2008). La misurazione della componente judgemental nel processo di assegnazione del rating nel segmento delle PMI.
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