Il Mediterraneo è uno spazio geoeconomico e politico ad alta interdipendenza. L’Europa lo riconosce come area strategica (Piano Mattei), ma l’assenza di una macroregione formalizzata limita la capacità di coordinare risorse, investimenti e politiche. Nel Mezzogiorno italiano, la transizione energetica, la pressione climatica, l’andamento demografico e la fragilità delle aree interne richiedono un’azione integrata e transregionale/transnazionale. La riforma della Politica di Coesione e il nuovo MFF 2028–2034 ridisegnano priorità e criteri di performance. Per il Sud, ciò implica il rischio di un disallineamento tra bisogni territoriali e logiche di spesa centralizzate, con perdita di efficacia e m,aggiore impatto locale. Di seguito si sviluppa una narrazione coerente e sintetica a partire dalla Macroregione Mediterranea (EUSMED) come ambito funzionale di cooperazione capace di integrare politiche, investimenti e strumenti già operativi (Interreg, FESR, programmi Euro‑MED e NEXT MED); con l’obiettivo di supportare decisori e stakeholder tecnici nella definizione di una traiettoria di macropianificazione geoeconomica che colleghi ZES Unica, corridoi TEN‑T, pianificazione marittima (IMSP/MPS) e Comunità di Pratica, in coerenza con gli indirizzi della rivisitata Territorial Agenda 2030. Lo studio contiene i seguenti messaggi chiave • La Macroregione Mediterranea (EUSMED) è uno spazio funzionale già operante attraverso programmi UE (Interreg, Euro-MED, NEXT MED) e strumenti della politica di coesione: formalizzarne l’assetto ridurrebbe costi di coordinamento e aumenterebbe l’efficacia degli investimenti. • Il Mezzogiorno d’Italia mostra un profilo eterogeneo: buoni livelli BES e poli urbani dinamici coesistono con aree interne fragili, declino demografico e bassa competitività in alcune province. • Il passaggio al quadro finanziario 2028–2034 sposta l’attenzione su competitività, difesa e resilienza: il rischio per l’Italia del Sud è una minore territorializzazione degli investimenti. Servono strumenti macroregionali per salvaguardare coesione e policentrismo. • I GECT (Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale) e le Comunità di Pratica (CdP) sono strumenti chiave per la governance multilivello macroregionale, coinvolgimento degli stakeholder e trasferimento di conoscenza. Territorial Impact Assessment e Valutazione Ambientale Strategica (TIA/VAS) accompagnano e monitorano lo sviluppo del piano macroregionale utilizzando indicatori Smart/Sustainable/Inclusive e milestone annuali su spesa, risultati e impatti. • La ZES Unica può funzionare da “cuore economico” e avvio della macroregione solo se integrata con corridoi TEN-T, porti-sistema, retroporti e piani urbani/metropolitani, secondo un approccio terra–mare (IMSP/MPS). • È necessario un portafoglio di progetti “place-based” sulle 5 priorità della TA2030 (policentrismo; integrazione urbano–rurale; cooperazione transfrontaliera; economie locali forti; connettività equa). • Si propone un modello di governance soft (EGTC-ready) che articola: Cabina di regia macroregionale; Segreteria tecnica; Piattaforme tematiche; CdP territoriali. • Roadmap 2026–2034 in tre fasi: start-up e formalizzazione istituzionale, scalabilità progettuale (ITI/CLLD/LAP), consolidamento macroregionale multilevel (GECT).
Pontrandolfi, P., Borgomeo, C., Chieffi, L., Petraglia, C., Prezioso, M., Quaranta, G., et al. (2026). Verso la Macroregione Mediterranea: prospettive per un dialogo cooperativo politico‑culturale. In Piergiuseppe Pontrandolfi (a cura di), Sud e Mediterraneo: un dialogo necessario (pp. 99-134). Matera : Giuseppe Colucci (Matera) per conto del Circolo Culturale La Scaletta - Matera.
Verso la Macroregione Mediterranea: prospettive per un dialogo cooperativo politico‑culturale
Maria Prezioso
Membro del Collaboration Group
;
2026-10-02
Abstract
Il Mediterraneo è uno spazio geoeconomico e politico ad alta interdipendenza. L’Europa lo riconosce come area strategica (Piano Mattei), ma l’assenza di una macroregione formalizzata limita la capacità di coordinare risorse, investimenti e politiche. Nel Mezzogiorno italiano, la transizione energetica, la pressione climatica, l’andamento demografico e la fragilità delle aree interne richiedono un’azione integrata e transregionale/transnazionale. La riforma della Politica di Coesione e il nuovo MFF 2028–2034 ridisegnano priorità e criteri di performance. Per il Sud, ciò implica il rischio di un disallineamento tra bisogni territoriali e logiche di spesa centralizzate, con perdita di efficacia e m,aggiore impatto locale. Di seguito si sviluppa una narrazione coerente e sintetica a partire dalla Macroregione Mediterranea (EUSMED) come ambito funzionale di cooperazione capace di integrare politiche, investimenti e strumenti già operativi (Interreg, FESR, programmi Euro‑MED e NEXT MED); con l’obiettivo di supportare decisori e stakeholder tecnici nella definizione di una traiettoria di macropianificazione geoeconomica che colleghi ZES Unica, corridoi TEN‑T, pianificazione marittima (IMSP/MPS) e Comunità di Pratica, in coerenza con gli indirizzi della rivisitata Territorial Agenda 2030. Lo studio contiene i seguenti messaggi chiave • La Macroregione Mediterranea (EUSMED) è uno spazio funzionale già operante attraverso programmi UE (Interreg, Euro-MED, NEXT MED) e strumenti della politica di coesione: formalizzarne l’assetto ridurrebbe costi di coordinamento e aumenterebbe l’efficacia degli investimenti. • Il Mezzogiorno d’Italia mostra un profilo eterogeneo: buoni livelli BES e poli urbani dinamici coesistono con aree interne fragili, declino demografico e bassa competitività in alcune province. • Il passaggio al quadro finanziario 2028–2034 sposta l’attenzione su competitività, difesa e resilienza: il rischio per l’Italia del Sud è una minore territorializzazione degli investimenti. Servono strumenti macroregionali per salvaguardare coesione e policentrismo. • I GECT (Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale) e le Comunità di Pratica (CdP) sono strumenti chiave per la governance multilivello macroregionale, coinvolgimento degli stakeholder e trasferimento di conoscenza. Territorial Impact Assessment e Valutazione Ambientale Strategica (TIA/VAS) accompagnano e monitorano lo sviluppo del piano macroregionale utilizzando indicatori Smart/Sustainable/Inclusive e milestone annuali su spesa, risultati e impatti. • La ZES Unica può funzionare da “cuore economico” e avvio della macroregione solo se integrata con corridoi TEN-T, porti-sistema, retroporti e piani urbani/metropolitani, secondo un approccio terra–mare (IMSP/MPS). • È necessario un portafoglio di progetti “place-based” sulle 5 priorità della TA2030 (policentrismo; integrazione urbano–rurale; cooperazione transfrontaliera; economie locali forti; connettività equa). • Si propone un modello di governance soft (EGTC-ready) che articola: Cabina di regia macroregionale; Segreteria tecnica; Piattaforme tematiche; CdP territoriali. • Roadmap 2026–2034 in tre fasi: start-up e formalizzazione istituzionale, scalabilità progettuale (ITI/CLLD/LAP), consolidamento macroregionale multilevel (GECT).| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
PREZIOSO_Sud-e-Mediterraneo2026.pdf
solo utenti autorizzati
Descrizione: capitolo Prezioso
Tipologia:
Versione Editoriale (PDF)
Licenza:
Creative commons
Dimensione
1.88 MB
Formato
Adobe PDF
|
1.88 MB | Adobe PDF | Visualizza/Apri Richiedi una copia |
I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


