This article examines how the younger generation of Italian theatre critics in the aftermath of the First World War—particularly Silvio d’Amico and Piero Gobetti—addressed the question of the actor and the cultural legacy of nineteenth-century theatre. Through an analysis of theatre reviews published between 1914 and 1924, the essay argues that both critics identified the crisis of the traditional actor as a central issue in the renewal of the Italian stage. Despite their different ideological and methodological perspectives, d’Amico and Gobetti shared a tendency to detach the actor from the system of practices, traditions, and forms of knowledge that had historically shaped the profession. By focusing on their assessments of Ermete Zacconi and on their respective concepts of the “actor-interpreter” and the “critical actor,” the article highlights both convergences and divergences in their thought, while demonstrating how theatre criticism became a key instrument for redefining Italian theatre during the transition from the nineteenth to the twentieth century.

L’articolo analizza il modo in cui la giovane critica teatrale italiana del primo dopoguerra, rappresentata in particolare da Silvio d’Amico e Piero Gobetti, affronta il problema dell’attore e dell’eredità culturale del teatro ottocentesco. Attraverso l’esame delle cronache teatrali pubblicate tra il 1914 e il 1924, il contributo mostra come entrambi i critici individuino nella crisi dell’attore tradizionale uno dei nodi centrali del rinnovamento della scena italiana. Pur partendo da presupposti ideologici e metodologici differenti, d’Amico e Gobetti condividono la tendenza a separare l’attore dal sistema di pratiche, tradizioni e saperi che ne avevano storicamente costituito l’identità professionale. L’analisi dei giudizi su Ermete Zacconi e delle rispettive elaborazioni teoriche dell’“attore interprete” e dell’“attore critico” permette di mettere in luce sia le convergenze sia le divergenze tra i due autori, evidenziando il ruolo della critica come strumento di ridefinizione del teatro italiano nel passaggio tra Otto e Novecento

Orecchia, D. (2025). La critica teatrale e l’attore in Italia fra le due guerre: la generazione di Silvio d’Amico e di Piero Gobetti di fronte all’eredità culturale e teatrale del tardo Ottocento. In M.C. M. Chénetier-Alev (a cura di), L'art de l'acteur dans la presse écrite et illustrée-L'arte dell'attore nella stampa e nei periodici illustrati (1750-1980) (pp. 81-92). bari : di pagina.

La critica teatrale e l’attore in Italia fra le due guerre: la generazione di Silvio d’Amico e di Piero Gobetti di fronte all’eredità culturale e teatrale del tardo Ottocento

ORECCHIA D.
2025-01-01

Abstract

This article examines how the younger generation of Italian theatre critics in the aftermath of the First World War—particularly Silvio d’Amico and Piero Gobetti—addressed the question of the actor and the cultural legacy of nineteenth-century theatre. Through an analysis of theatre reviews published between 1914 and 1924, the essay argues that both critics identified the crisis of the traditional actor as a central issue in the renewal of the Italian stage. Despite their different ideological and methodological perspectives, d’Amico and Gobetti shared a tendency to detach the actor from the system of practices, traditions, and forms of knowledge that had historically shaped the profession. By focusing on their assessments of Ermete Zacconi and on their respective concepts of the “actor-interpreter” and the “critical actor,” the article highlights both convergences and divergences in their thought, while demonstrating how theatre criticism became a key instrument for redefining Italian theatre during the transition from the nineteenth to the twentieth century.
2025
Settore L-ART/05
Settore PEMM-01/A - Discipline dello spettacolo
Italian
Rilevanza internazionale
Capitolo o saggio
L’articolo analizza il modo in cui la giovane critica teatrale italiana del primo dopoguerra, rappresentata in particolare da Silvio d’Amico e Piero Gobetti, affronta il problema dell’attore e dell’eredità culturale del teatro ottocentesco. Attraverso l’esame delle cronache teatrali pubblicate tra il 1914 e il 1924, il contributo mostra come entrambi i critici individuino nella crisi dell’attore tradizionale uno dei nodi centrali del rinnovamento della scena italiana. Pur partendo da presupposti ideologici e metodologici differenti, d’Amico e Gobetti condividono la tendenza a separare l’attore dal sistema di pratiche, tradizioni e saperi che ne avevano storicamente costituito l’identità professionale. L’analisi dei giudizi su Ermete Zacconi e delle rispettive elaborazioni teoriche dell’“attore interprete” e dell’“attore critico” permette di mettere in luce sia le convergenze sia le divergenze tra i due autori, evidenziando il ruolo della critica come strumento di ridefinizione del teatro italiano nel passaggio tra Otto e Novecento
ITALIAN THEATRE
CRITICA TEATRALE
TEATRO ITALIANO
Orecchia, D. (2025). La critica teatrale e l’attore in Italia fra le due guerre: la generazione di Silvio d’Amico e di Piero Gobetti di fronte all’eredità culturale e teatrale del tardo Ottocento. In M.C. M. Chénetier-Alev (a cura di), L'art de l'acteur dans la presse écrite et illustrée-L'arte dell'attore nella stampa e nei periodici illustrati (1750-1980) (pp. 81-92). bari : di pagina.
Orecchia, D
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