Il contributo analizza criticamente il recente orientamento della Corte di Cassazione in materia di retribuzione minima, che amplia il potere del giudice di valutare la sufficienza del salario rispetto ai parametri dell’art. 36 Cost. L’indagine evidenzia come tale intervento giurisprudenziale si ponga in tensione con il tradizionale ruolo della contrattazione collettiva quale principale riferimento per la determinazione della retribuzione. In questa prospettiva, viene ricostruita l’evoluzione storica del rapporto tra autonomia collettiva e intervento giudiziale, anche alla luce della funzione supplente svolta dalla giurisprudenza in assenza di attuazione dell’art. 39 Cost. Particolare attenzione è dedicata alla natura e agli effetti delle pronunce del 2023, interrogandosi sulla loro possibile diffusione e sul loro impatto sistemico. Il saggio sottolinea i rischi connessi a una valorizzazione eccessiva del ruolo del giudice nella determinazione della retribuzione, in termini di incertezza e frammentazione applicativa. Viene inoltre evidenziato il problema del coordinamento tra l’indirizzo della Cassazione e i principi affermati dalla Corte costituzionale in tema di libertà sindacale. In tale quadro, emerge la centralità del contratto collettivo come espressione dell’autonomia sindacale e strumento di regolazione salariale.
Pisani, C. (2026). La giurisprudenza sostitutiva della contrattazione collettiva “sana”, la valorizzazione a corrente alternata dell’articolo 39 Cost. e la certezza del diritto. In D. Garofalo, G. Proia (a cura di), Problemi attuali della retribuzione. Atti del Convegno nazionale Aidlass Forense (Bari, 21 novembre 2025). ADAPT University Press.
La giurisprudenza sostitutiva della contrattazione collettiva “sana”, la valorizzazione a corrente alternata dell’articolo 39 Cost. e la certezza del diritto
Pisani, C
2026-01-01
Abstract
Il contributo analizza criticamente il recente orientamento della Corte di Cassazione in materia di retribuzione minima, che amplia il potere del giudice di valutare la sufficienza del salario rispetto ai parametri dell’art. 36 Cost. L’indagine evidenzia come tale intervento giurisprudenziale si ponga in tensione con il tradizionale ruolo della contrattazione collettiva quale principale riferimento per la determinazione della retribuzione. In questa prospettiva, viene ricostruita l’evoluzione storica del rapporto tra autonomia collettiva e intervento giudiziale, anche alla luce della funzione supplente svolta dalla giurisprudenza in assenza di attuazione dell’art. 39 Cost. Particolare attenzione è dedicata alla natura e agli effetti delle pronunce del 2023, interrogandosi sulla loro possibile diffusione e sul loro impatto sistemico. Il saggio sottolinea i rischi connessi a una valorizzazione eccessiva del ruolo del giudice nella determinazione della retribuzione, in termini di incertezza e frammentazione applicativa. Viene inoltre evidenziato il problema del coordinamento tra l’indirizzo della Cassazione e i principi affermati dalla Corte costituzionale in tema di libertà sindacale. In tale quadro, emerge la centralità del contratto collettivo come espressione dell’autonomia sindacale e strumento di regolazione salariale.| File | Dimensione | Formato | |
|---|---|---|---|
|
La giurisprudenza sostitutiva.pdf
accesso aperto
Licenza:
Non specificato
Dimensione
235.79 kB
Formato
Adobe PDF
|
235.79 kB | Adobe PDF | Visualizza/Apri |
I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


