The essay analyses the genealogy and transformations of the concept of a “strong government” in Italian constitutionalism, highlighting its “intermittent” nature, oscillating between liberal safeguards and authoritarian impulses. Starting from the influence exerted by nineteenth-century French constitutionalism on the formation of the Albertine Statute, the aim is to reconstruct the constant tension between the principle of legality and raison d’État, between the normativity of law and the practice of power, which characterizes the entire trajectory of the liberal State up to its dissolution in the Fascist regime. Particular attention is devoted to the reflections of French jurists – from Guizot to Berriat-Saint-Prix, from Rossi to Rogron – on the relationship between law and ordinance, as well as to their reception in Italy, where the statutory monarchy developed a model of executive power that was largely autonomous and only weakly controlled by Parliament and the judiciary. In this context, Francesco Saverio Merlino’s radical critique, as a libertarian interpreter of the crisis of the liberal State, lays bare the contradictions of a formal legality bent to the interests of the ruling class and denounces the progressive erosion of the separation of powers. Law No. 100 of 1926, which sanctioned the executive’s power to issue acts having the force of law, represents the culmination of this long evolution and, at the same time, its breaking point: the “funeral rites of a form of government.” Through it, Fascism institutionalized the supremacy of the executive, transforming the government into the central organ of the legal order and marking the definitive sunset of liberal constitutionalism.

Il saggio analizza la genealogia e le trasformazioni del concetto di “governo forte” nel costituzionalismo italiano, mettendo in luce la sua natura “intermittente”, oscillante tra garanzie liberali e pulsioni autoritarie. A partire dall’influenza esercitata dal costituzionalismo francese ottocentesco sulla formazione dello Statuto albertino, si vuole ricostruire la tensione costante tra principio di legalità e ragion di Stato, tra normatività del diritto e prassi del potere, che caratterizza l’intera parabola dello Stato liberale fino alla sua dissoluzione nel regime fascista. Particolare attenzione è dedicata alla riflessione dei giuristi francesi – da Guizot a Berriat-Saint-Prix, da Rossi a Rogron – sul rapporto tra legge e ordinanza, nonché alla loro ricezione in Italia, dove la monarchia statutaria sviluppò un modello di esecutivo tendenzialmente autonomo e solo debolmente controllato dal Parlamento e dalla magistratura. In questo quadro, la critica radicale di Francesco Saverio Merlino, interprete libertario della crisi dello Stato liberale, mette a nudo le contraddizioni di una legalità formale piegata agli interessi della classe dirigente e denuncia la progressiva erosione della separazione dei poteri. La legge n. 100 del 1926, che sancì la facoltà del potere esecutivo di emanare atti aventi forza di legge, rappresenta l’approdo di questa lunga evoluzione e, insieme, il suo punto di rottura: le “esequie di una forma di governo”. Attraverso di essa, il fascismo istituzionalizzò la supremazia dell’esecutivo, trasformando il governo nell’organo centrale dell’ordinamento e segnando il definitivo tramonto del costituzionalismo liberale.

Fioravanti, M. (2026). Costituzionalismo intermittente. Il problema del ‘governo forte’ tra Italia liberale e fascismo. GIORNALE DI STORIA COSTITUZIONALE, 51(1), 211-229.

Costituzionalismo intermittente. Il problema del ‘governo forte’ tra Italia liberale e fascismo

Fioravanti, M
2026-01-01

Abstract

The essay analyses the genealogy and transformations of the concept of a “strong government” in Italian constitutionalism, highlighting its “intermittent” nature, oscillating between liberal safeguards and authoritarian impulses. Starting from the influence exerted by nineteenth-century French constitutionalism on the formation of the Albertine Statute, the aim is to reconstruct the constant tension between the principle of legality and raison d’État, between the normativity of law and the practice of power, which characterizes the entire trajectory of the liberal State up to its dissolution in the Fascist regime. Particular attention is devoted to the reflections of French jurists – from Guizot to Berriat-Saint-Prix, from Rossi to Rogron – on the relationship between law and ordinance, as well as to their reception in Italy, where the statutory monarchy developed a model of executive power that was largely autonomous and only weakly controlled by Parliament and the judiciary. In this context, Francesco Saverio Merlino’s radical critique, as a libertarian interpreter of the crisis of the liberal State, lays bare the contradictions of a formal legality bent to the interests of the ruling class and denounces the progressive erosion of the separation of powers. Law No. 100 of 1926, which sanctioned the executive’s power to issue acts having the force of law, represents the culmination of this long evolution and, at the same time, its breaking point: the “funeral rites of a form of government.” Through it, Fascism institutionalized the supremacy of the executive, transforming the government into the central organ of the legal order and marking the definitive sunset of liberal constitutionalism.
2026
Pubblicato
Rilevanza nazionale
Articolo
Esperti anonimi
Settore GIUR-16/A - Storia del diritto medievale e moderno
Italian
Il saggio analizza la genealogia e le trasformazioni del concetto di “governo forte” nel costituzionalismo italiano, mettendo in luce la sua natura “intermittente”, oscillante tra garanzie liberali e pulsioni autoritarie. A partire dall’influenza esercitata dal costituzionalismo francese ottocentesco sulla formazione dello Statuto albertino, si vuole ricostruire la tensione costante tra principio di legalità e ragion di Stato, tra normatività del diritto e prassi del potere, che caratterizza l’intera parabola dello Stato liberale fino alla sua dissoluzione nel regime fascista. Particolare attenzione è dedicata alla riflessione dei giuristi francesi – da Guizot a Berriat-Saint-Prix, da Rossi a Rogron – sul rapporto tra legge e ordinanza, nonché alla loro ricezione in Italia, dove la monarchia statutaria sviluppò un modello di esecutivo tendenzialmente autonomo e solo debolmente controllato dal Parlamento e dalla magistratura. In questo quadro, la critica radicale di Francesco Saverio Merlino, interprete libertario della crisi dello Stato liberale, mette a nudo le contraddizioni di una legalità formale piegata agli interessi della classe dirigente e denuncia la progressiva erosione della separazione dei poteri. La legge n. 100 del 1926, che sancì la facoltà del potere esecutivo di emanare atti aventi forza di legge, rappresenta l’approdo di questa lunga evoluzione e, insieme, il suo punto di rottura: le “esequie di una forma di governo”. Attraverso di essa, il fascismo istituzionalizzò la supremazia dell’esecutivo, trasformando il governo nell’organo centrale dell’ordinamento e segnando il definitivo tramonto del costituzionalismo liberale.
Fioravanti, M. (2026). Costituzionalismo intermittente. Il problema del ‘governo forte’ tra Italia liberale e fascismo. GIORNALE DI STORIA COSTITUZIONALE, 51(1), 211-229.
Fioravanti, M
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