Come la trasformazione del passato in una componente dell’immaginario del presente abbia esercitato la sua forza nei momenti storici di maggiore cesura e discontinuità è sicuramente rappresentato dall’immagine della statua di Maximilien Robespierre eretta a Mosca nel 1918, in occasione del primo anniversario della Rivoluzione russa. L’uso, la ripetizione e la sovrapposizione di icone del passato, più o meno remoto, così come la loro fagocitazione da parte degli eventi, determina anche una sostituzione della copia che si fa modello e metro di giudizio delle rivoluzioni future. Uno dei primi monumenti di epoca sovietica, pensato all’interno di una più ampia idea di ri-monumentalizzazione del Paese voluta da Lenin, costruito nel giardino Alexander dall’architetta Beatrice Yurievna Sandomierz il 3 novembre 1918, la statua di Robespierre ebbe vita breve. Infatti, fu distrutta o crollò, dopo sole 96 ore, secondo alcuni in quanto costruita con materiale povero e scadente in una Mosca in piena carestia e guerra civile, assediata da tutte le potenze mondiali, secondo altri distrutta dai controrivoluzionari. Al di là di questi aspetti, l’immagine ci è utile per iniziare a confrontarci con il gioco di specchi che si aziona tra Rivoluzione francese e Rivoluzione russa, tra giacobinismo e leninismo, con la lente del diritto e della cittadinanza. In questo intervento si cercherà di seguire, attraverso gli interpreti e gli storici della Rivoluzione francese, le vite parallele, à la Plutarco, delle due rivoluzioni: in entrambi i casi si tratta di due dittature nate dalla guerra civile e dallo scontro contro lo straniero; due dittature di classe con lo scopo di modificare radicalmente la società. Ma qui iniziano le differenze: i montagnardi presero il potere per intensificare la guerra fino alla vittoria, i bolscevichi invero pretesero la pace a ogni costo. In tutti e due i casi tuttavia – la guerra giacobina o la pace bolscevica – si trattava di mezzi per salvare la rivoluzione. La relazione con il giacobinismo e la Rivoluzione francese rappresentò l’ossessione dei bolscevichi, al punto che Lenin per definire la Nep coniò il neologismo, assai efficace, di autothermidorisation. Inoltre, sia la rivoluzione del 1793 che quella del 1917, che trovano la loro forza nelle classi subalterne, sono guidate tuttavia dai transfughi delle vecchie classi dirigenti; come Lenin, Trotsky e i dirigenti russi provengono dalla media borghesia o dalla piccola nobiltà zarista, così Robespierre, Saint-Just o Hérault de Seychelles appartengono dalla nobiltà di toga o di spada. Entrambe le rivoluzioni, inoltre, si basano su un forte sostegno popolare a trazione cittadina, con le rispettive roccaforti a Parigi e Pietrogrado. Ma soprattutto i due momenti costituenti, il 1793 in Francia e il 1917 in Russia, condividono, nella loro elaborazione giuridica, una fiducia senza pari verso il potere demiurgico del popolo (per i giacobini) e delle masse (per i bolscevichi) e perseguono, in contesti diversi, i medesimi obiettivi: cittadinanza repubblicana, democrazia diretta, calmiere ai prezzi, rimozione delle diseguaglianze, protagonismo popolare, mandato imperativo, revoca degli eletti, organi di garanzia, partecipazione al processo produttivo, assemblee popolari (nella Francia del 1793) e consigli di fabbrica (nella Russia del 1917).
Fioravanti, M. (2026). Rivoluzioni allo specchio: diritti e cittadinanza tra il 1793 e il 1917. In Cittadinanza: diritto romano e modernità (pp. 189-202). Ministero della Scienza e dell’Istruzione Superiore della Repubblica del Kazakistan.
Rivoluzioni allo specchio: diritti e cittadinanza tra il 1793 e il 1917
Fioravanti, M
2026-01-01
Abstract
Come la trasformazione del passato in una componente dell’immaginario del presente abbia esercitato la sua forza nei momenti storici di maggiore cesura e discontinuità è sicuramente rappresentato dall’immagine della statua di Maximilien Robespierre eretta a Mosca nel 1918, in occasione del primo anniversario della Rivoluzione russa. L’uso, la ripetizione e la sovrapposizione di icone del passato, più o meno remoto, così come la loro fagocitazione da parte degli eventi, determina anche una sostituzione della copia che si fa modello e metro di giudizio delle rivoluzioni future. Uno dei primi monumenti di epoca sovietica, pensato all’interno di una più ampia idea di ri-monumentalizzazione del Paese voluta da Lenin, costruito nel giardino Alexander dall’architetta Beatrice Yurievna Sandomierz il 3 novembre 1918, la statua di Robespierre ebbe vita breve. Infatti, fu distrutta o crollò, dopo sole 96 ore, secondo alcuni in quanto costruita con materiale povero e scadente in una Mosca in piena carestia e guerra civile, assediata da tutte le potenze mondiali, secondo altri distrutta dai controrivoluzionari. Al di là di questi aspetti, l’immagine ci è utile per iniziare a confrontarci con il gioco di specchi che si aziona tra Rivoluzione francese e Rivoluzione russa, tra giacobinismo e leninismo, con la lente del diritto e della cittadinanza. In questo intervento si cercherà di seguire, attraverso gli interpreti e gli storici della Rivoluzione francese, le vite parallele, à la Plutarco, delle due rivoluzioni: in entrambi i casi si tratta di due dittature nate dalla guerra civile e dallo scontro contro lo straniero; due dittature di classe con lo scopo di modificare radicalmente la società. Ma qui iniziano le differenze: i montagnardi presero il potere per intensificare la guerra fino alla vittoria, i bolscevichi invero pretesero la pace a ogni costo. In tutti e due i casi tuttavia – la guerra giacobina o la pace bolscevica – si trattava di mezzi per salvare la rivoluzione. La relazione con il giacobinismo e la Rivoluzione francese rappresentò l’ossessione dei bolscevichi, al punto che Lenin per definire la Nep coniò il neologismo, assai efficace, di autothermidorisation. Inoltre, sia la rivoluzione del 1793 che quella del 1917, che trovano la loro forza nelle classi subalterne, sono guidate tuttavia dai transfughi delle vecchie classi dirigenti; come Lenin, Trotsky e i dirigenti russi provengono dalla media borghesia o dalla piccola nobiltà zarista, così Robespierre, Saint-Just o Hérault de Seychelles appartengono dalla nobiltà di toga o di spada. Entrambe le rivoluzioni, inoltre, si basano su un forte sostegno popolare a trazione cittadina, con le rispettive roccaforti a Parigi e Pietrogrado. Ma soprattutto i due momenti costituenti, il 1793 in Francia e il 1917 in Russia, condividono, nella loro elaborazione giuridica, una fiducia senza pari verso il potere demiurgico del popolo (per i giacobini) e delle masse (per i bolscevichi) e perseguono, in contesti diversi, i medesimi obiettivi: cittadinanza repubblicana, democrazia diretta, calmiere ai prezzi, rimozione delle diseguaglianze, protagonismo popolare, mandato imperativo, revoca degli eletti, organi di garanzia, partecipazione al processo produttivo, assemblee popolari (nella Francia del 1793) e consigli di fabbrica (nella Russia del 1917).I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


