Nelle raffigurazioni cinematografiche degli anni Dieci del Novecento, la danza ha spesso assunto un ruolo analogo a quello rivestito nella Divina Commedia di Dante Alighieri. Quello della “danza infernale”, infatti, si dispone come uno dei topos coreo-cinematografici di maggior fortuna del cinema muto, in produzioni sia europee che americane, dove le prospettive di genere e razza assumono connotati ben precisi. A partire da La Danse du feu (Georges Méliès, 1899), in cui una delle innumerevoli imitatrici di Loïe Fuller (Jeanne d’Alcy, nella fattispecie) si produce in una versione della Danza serpentina. Del resto, la danse du feu era uno stereotipo coreografico coevo ricorrente, indipendentemente dal fatto che fosse o meno legata all’immaginario infernale. Il presente studio di sofferma su una serie di danze infernali del cinema muto, osservando da vicino quelle che maggiormente si accostano alle occorrenze coreutiche del testo dantesco. Il percorso “geografico” della Commedia dall’Inferno al Paradiso, passando per il Purgatorio, fungerà quindi da mappa, guidandoci da un’occorrenza coreografica all’altra. A partire dalle descrizioni dantesche cercheremo le tracce di quegli stessi passi di danza nel cinema muto a noi pervenuto.
Uffreduzzi, E. (2023). Immaginario dantesco e danze infernali. La rappresentazione della Divina Commedia attraverso la danza e il gesto coreografico nel cinema muto. In G.C. Silvio Alovisio (a cura di), Schermi oscuri. L’inferno dantesco nel cinema e nei media audiovisivi (pp. 55-67). Rosenberg & Sellier.
Immaginario dantesco e danze infernali. La rappresentazione della Divina Commedia attraverso la danza e il gesto coreografico nel cinema muto
Uffreduzzi Elisa
2023-01-01
Abstract
Nelle raffigurazioni cinematografiche degli anni Dieci del Novecento, la danza ha spesso assunto un ruolo analogo a quello rivestito nella Divina Commedia di Dante Alighieri. Quello della “danza infernale”, infatti, si dispone come uno dei topos coreo-cinematografici di maggior fortuna del cinema muto, in produzioni sia europee che americane, dove le prospettive di genere e razza assumono connotati ben precisi. A partire da La Danse du feu (Georges Méliès, 1899), in cui una delle innumerevoli imitatrici di Loïe Fuller (Jeanne d’Alcy, nella fattispecie) si produce in una versione della Danza serpentina. Del resto, la danse du feu era uno stereotipo coreografico coevo ricorrente, indipendentemente dal fatto che fosse o meno legata all’immaginario infernale. Il presente studio di sofferma su una serie di danze infernali del cinema muto, osservando da vicino quelle che maggiormente si accostano alle occorrenze coreutiche del testo dantesco. Il percorso “geografico” della Commedia dall’Inferno al Paradiso, passando per il Purgatorio, fungerà quindi da mappa, guidandoci da un’occorrenza coreografica all’altra. A partire dalle descrizioni dantesche cercheremo le tracce di quegli stessi passi di danza nel cinema muto a noi pervenuto.| File | Dimensione | Formato | |
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