L’oggetto della mia tesi sviluppa uno dei temi biogiuridici più discussi e controversi della nostra società, le origini. Si tratta di un argomento che continua ad essere “inesplorato” perché le cose più semplici e piene di senso sono, a volte, le più difficili da argomentare e, per questo, lasciate spesso all’ovvietà. La scelta del tema è stata travagliata: inizialmente mi ero imbattuta su un tema che comprendeva le origini, ma in via trasversale. Tuttavia, qualche “scintilla” era scattata e pur indagando su altro, qualcosa mi riportava sempre lì, alle “radici” dell’uomo. Il “richiamo alle origini” diveniva sempre più forte, così, ho deciso di intraprendere questa nuova avventura e di tuffarmi in quell’orizzonte di senso, il più intimo e inesplorato della nostra vita, la nascita, i cui tratti sono ben delineati ancor prima di essere visibili al mondo. Inizialmente pensavo si trattasse di un tema “marginale”, perché siamo soliti associarlo alla ricerca delle radici nell’ambito dell’adozione. Pian piano mi sono accorta quanto fosse delicata la relazione che ognuno di noi ha con le proprie origini. Pensavo fosse un tema che non mi riguardasse poi così tanto, ma andando in profondità ho capito quanto in realtà si tratti di un argomento cosi intimo che, in fondo, riguarda tutti, perché ognuno di noi è stato generato e quindi è figlio e lo è ancor prima di “venire alla luce”; ma riguarda anche “ognuno a proprio modo”, perché l’unicità che caratterizza il nascere è davvero sorprendente, e direi, stra-ordinario. Ognuno, infatti, ha un’origine ben precisa (familiare, sessuale, culturale, somatica, linguistica, religiosa) e prima o poi si trova di fronte alla grande scelta, accettarla o rifiutarla. Se si rifiuta il patrimonio e l’eredità che ci è stata donata, si rischia di “creare” la propria storia sradicandosi dalla propria “radice”; al contrario, se si torna indietro fino al punto d’origine, per imparare ad amarla e comprendere appieno “chi sono”, si dà continuità alla propria storia con una profonda acquisizione di senso. Il ritorno alle radici permette, quindi, di scoprire se stessi e di ri-nascere: “diventa ciò che sei” (Pindaro) e “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,32). La scoperta di se stessi, l’accettazione di chi siamo, e l’amore per la nostra vita, che è intrecciata da relazioni sin dalla nascita, insegna ad essere riconoscenti per tutto ciò che abbiamo ricevuto. E questo amore per il proprio passato non può che essere il trampolino di lancio per accogliere al meglio il nostro presente e per proiettarsi con fiducia e speranza nel nostro futuro. La difficoltà del tema l’ho trovata soprattutto quando mi sono imbattuta nell’analisi delle nuove pratiche sociali che fanno emergere, il più delle volte, le sofferenze profonde che si celano dietro alcune richieste, e che altro non sono che la rivelazione dei desideri più intimi che cela il cuore di ogni uomo. Sono giunta così ad una personale conclusione: qualunque pratica sociale ammessa, anche se ingiusta, non riesce a nascondere la bellezza che fuoriesce dal nascere e dallo splendore che emana ogni bambino. L’uomo ha un’incredibile forza innata che anche dalle più aberranti esperienze trova la forza di ri-nascere. La bellezza della vita va al di là della misera condizione umana. Tuttavia, ognuno di noi, essendo responsabile del “bene” e della “felicità” degli altri, è tenuto a garantire la miglior condizione di vita che, a mio avviso, è quella di non “sradicare” il contatto e la continuità con le proprie origini. In quanto umani e, soprattutto, in quanto figli non può essere negata la nostra relazione e il “richiamo” che sentiamo verso le nostre “radici” e la nostra più profonda “Origine”.
Ranieri, M. (2019). Le origini nel diritto e il diritto a conoscere le proprie origini.
Le origini nel diritto e il diritto a conoscere le proprie origini
RANIERI, MARIACARMEN
2019-01-01
Abstract
L’oggetto della mia tesi sviluppa uno dei temi biogiuridici più discussi e controversi della nostra società, le origini. Si tratta di un argomento che continua ad essere “inesplorato” perché le cose più semplici e piene di senso sono, a volte, le più difficili da argomentare e, per questo, lasciate spesso all’ovvietà. La scelta del tema è stata travagliata: inizialmente mi ero imbattuta su un tema che comprendeva le origini, ma in via trasversale. Tuttavia, qualche “scintilla” era scattata e pur indagando su altro, qualcosa mi riportava sempre lì, alle “radici” dell’uomo. Il “richiamo alle origini” diveniva sempre più forte, così, ho deciso di intraprendere questa nuova avventura e di tuffarmi in quell’orizzonte di senso, il più intimo e inesplorato della nostra vita, la nascita, i cui tratti sono ben delineati ancor prima di essere visibili al mondo. Inizialmente pensavo si trattasse di un tema “marginale”, perché siamo soliti associarlo alla ricerca delle radici nell’ambito dell’adozione. Pian piano mi sono accorta quanto fosse delicata la relazione che ognuno di noi ha con le proprie origini. Pensavo fosse un tema che non mi riguardasse poi così tanto, ma andando in profondità ho capito quanto in realtà si tratti di un argomento cosi intimo che, in fondo, riguarda tutti, perché ognuno di noi è stato generato e quindi è figlio e lo è ancor prima di “venire alla luce”; ma riguarda anche “ognuno a proprio modo”, perché l’unicità che caratterizza il nascere è davvero sorprendente, e direi, stra-ordinario. Ognuno, infatti, ha un’origine ben precisa (familiare, sessuale, culturale, somatica, linguistica, religiosa) e prima o poi si trova di fronte alla grande scelta, accettarla o rifiutarla. Se si rifiuta il patrimonio e l’eredità che ci è stata donata, si rischia di “creare” la propria storia sradicandosi dalla propria “radice”; al contrario, se si torna indietro fino al punto d’origine, per imparare ad amarla e comprendere appieno “chi sono”, si dà continuità alla propria storia con una profonda acquisizione di senso. Il ritorno alle radici permette, quindi, di scoprire se stessi e di ri-nascere: “diventa ciò che sei” (Pindaro) e “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi” (Gv 8,32). La scoperta di se stessi, l’accettazione di chi siamo, e l’amore per la nostra vita, che è intrecciata da relazioni sin dalla nascita, insegna ad essere riconoscenti per tutto ciò che abbiamo ricevuto. E questo amore per il proprio passato non può che essere il trampolino di lancio per accogliere al meglio il nostro presente e per proiettarsi con fiducia e speranza nel nostro futuro. La difficoltà del tema l’ho trovata soprattutto quando mi sono imbattuta nell’analisi delle nuove pratiche sociali che fanno emergere, il più delle volte, le sofferenze profonde che si celano dietro alcune richieste, e che altro non sono che la rivelazione dei desideri più intimi che cela il cuore di ogni uomo. Sono giunta così ad una personale conclusione: qualunque pratica sociale ammessa, anche se ingiusta, non riesce a nascondere la bellezza che fuoriesce dal nascere e dallo splendore che emana ogni bambino. L’uomo ha un’incredibile forza innata che anche dalle più aberranti esperienze trova la forza di ri-nascere. La bellezza della vita va al di là della misera condizione umana. Tuttavia, ognuno di noi, essendo responsabile del “bene” e della “felicità” degli altri, è tenuto a garantire la miglior condizione di vita che, a mio avviso, è quella di non “sradicare” il contatto e la continuità con le proprie origini. In quanto umani e, soprattutto, in quanto figli non può essere negata la nostra relazione e il “richiamo” che sentiamo verso le nostre “radici” e la nostra più profonda “Origine”.| File | Dimensione | Formato | |
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