Quando il corpo senza vita di Cesare Pavese viene ritrovato in una camera dell’Hotel Roma, nella sua Torino, il 27 agosto 1950, sullo scrittoio i Dialoghi con Leucò e un epitaffio in prima pagina: «perdono a tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi». La morte, raccontata così da Davide Lajolo o Lorenzo Mondo, mette in scena la solitudine di un uomo, ossessionato da un senso di inadeguatezza e che in vani amori aveva cercato di trovare sollievo. Un uomo che sembra voler condividere il proprio tragico destino solo col libro preferito, dopo aver trovato nella letteratura il suo mestiere, i motivi per vivere. Aveva deciso di trascorrere la giovinezza sognando l’America e scoprendone gli autori: «quel sentirsi sradicati e primordiali pur in mezzo al fraterno fervore di una civiltà ricchissima e goduta e complessa, esaltava», scrive ancora a distanza di anni. Quella letteratura, oltre a essere una risposta all’autarchica cultura fascista, gli offre un linguaggio nuovo, «rustico universale», erudito e semplice, una nuova intramatura dell’inglese, tutta fatta d’idiotismi americani, uno stile lontano dal dialetto, ma linguaggio ripensato, ricreato, poesia. Per questo, in dieci anni, dà numerosissimi articoli, spesso utilizzati a prefazione delle varie traduzioni, spaziando dal Nobel Sinclair Lewis a Sherwood Anderson, da Dos Passos a Lee Master. Quando scopre Gertrude Stein ne caldeggia due pubblicazioni e vi intrattiene un carteggio, l’unico esistente con un autore straniero, perché più di altre le sue opere si esplicitano come l’elemento mancante di una catena dialettica. E mentre teorizza il passaggio dal racconto di una realtà al racconto di un racconto, alla continua ricerca di modelli, apre gli occhi all’etnologia, ai miti, alle dinamiche psicologiche e soprattutto a Jung, del quale diviene il primo fautore. Permeato da queste letture, comprende la carica ermeneutica dei postulati analitici, nonostante la paura di vedere compromesso il suo mestiere da certe «scoperte psicologiche di perversità potente». E l’incontro con Bianca Garufi del 1946, la Circe dei Dialoghi con la quale discorre di letteratura e psicanalisi, non può che concretare anni di ambizioni poetiche e intellettuali. Questo percorso di studi su Cesare Pavese ha avuto inizio tre anni fa quando mi è stato concesso di studiare negli Stati Uniti per consultare i materiali della “Beinecke Rare Book & Manuscript Library” dell’Università di “Yale”. I risultati della ricerca consistono nel ritrovamento di alcune lettere inedite, parzialmente pubblicate in un dossier da me curato per la rivista «Sincronie» (VIII, 15, gennaio-giugno 2004), che appaiono in forma definitiva nella Tesi di Dottorato assieme a quelle di Giulio Einaudi inviate alla stessa autrice americana. Vicino troverà spazio anche un’intervista a Bianca Garufi, la musa dei Dialoghi, l’ultima concessa prima della sua scomparsa nella scorsa primavera. Un’intervista che ha motivato lo studio di nuovi aspetti della carriera del langarolo, l’unico italiano a conoscere e studiare Jung fra le due guerre.

Bussone, A. (2008). Nuovi documenti per una biografia di Pavese: l’America, le scoperte psicologiche, la maturità.

Nuovi documenti per una biografia di Pavese: l’America, le scoperte psicologiche, la maturità

BUSSONE, ADRIANO
2008-03-21

Abstract

Quando il corpo senza vita di Cesare Pavese viene ritrovato in una camera dell’Hotel Roma, nella sua Torino, il 27 agosto 1950, sullo scrittoio i Dialoghi con Leucò e un epitaffio in prima pagina: «perdono a tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi». La morte, raccontata così da Davide Lajolo o Lorenzo Mondo, mette in scena la solitudine di un uomo, ossessionato da un senso di inadeguatezza e che in vani amori aveva cercato di trovare sollievo. Un uomo che sembra voler condividere il proprio tragico destino solo col libro preferito, dopo aver trovato nella letteratura il suo mestiere, i motivi per vivere. Aveva deciso di trascorrere la giovinezza sognando l’America e scoprendone gli autori: «quel sentirsi sradicati e primordiali pur in mezzo al fraterno fervore di una civiltà ricchissima e goduta e complessa, esaltava», scrive ancora a distanza di anni. Quella letteratura, oltre a essere una risposta all’autarchica cultura fascista, gli offre un linguaggio nuovo, «rustico universale», erudito e semplice, una nuova intramatura dell’inglese, tutta fatta d’idiotismi americani, uno stile lontano dal dialetto, ma linguaggio ripensato, ricreato, poesia. Per questo, in dieci anni, dà numerosissimi articoli, spesso utilizzati a prefazione delle varie traduzioni, spaziando dal Nobel Sinclair Lewis a Sherwood Anderson, da Dos Passos a Lee Master. Quando scopre Gertrude Stein ne caldeggia due pubblicazioni e vi intrattiene un carteggio, l’unico esistente con un autore straniero, perché più di altre le sue opere si esplicitano come l’elemento mancante di una catena dialettica. E mentre teorizza il passaggio dal racconto di una realtà al racconto di un racconto, alla continua ricerca di modelli, apre gli occhi all’etnologia, ai miti, alle dinamiche psicologiche e soprattutto a Jung, del quale diviene il primo fautore. Permeato da queste letture, comprende la carica ermeneutica dei postulati analitici, nonostante la paura di vedere compromesso il suo mestiere da certe «scoperte psicologiche di perversità potente». E l’incontro con Bianca Garufi del 1946, la Circe dei Dialoghi con la quale discorre di letteratura e psicanalisi, non può che concretare anni di ambizioni poetiche e intellettuali. Questo percorso di studi su Cesare Pavese ha avuto inizio tre anni fa quando mi è stato concesso di studiare negli Stati Uniti per consultare i materiali della “Beinecke Rare Book & Manuscript Library” dell’Università di “Yale”. I risultati della ricerca consistono nel ritrovamento di alcune lettere inedite, parzialmente pubblicate in un dossier da me curato per la rivista «Sincronie» (VIII, 15, gennaio-giugno 2004), che appaiono in forma definitiva nella Tesi di Dottorato assieme a quelle di Giulio Einaudi inviate alla stessa autrice americana. Vicino troverà spazio anche un’intervista a Bianca Garufi, la musa dei Dialoghi, l’ultima concessa prima della sua scomparsa nella scorsa primavera. Un’intervista che ha motivato lo studio di nuovi aspetti della carriera del langarolo, l’unico italiano a conoscere e studiare Jung fra le due guerre.
21-mar-2008
A.A. 2003/2004
Italianistica
19.
Pavese, Cesare; Dialoghi con Leucò; Einaudi, Luigi; Mestiere di vivere; Psicoanalisi; Jung, Gustav; Stein, Gertrude; Garufi, Bianca
Settore L-FIL-LET/12 - LINGUISTICA ITALIANA
Italian
Tesi di dottorato
Bussone, A. (2008). Nuovi documenti per una biografia di Pavese: l’America, le scoperte psicologiche, la maturità.
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