«È ora di prendere sul serio la filosofia cinese!» Con questa esortazione Fabian Heubel, sinologo attualmente professore alla Academia Sinica di Taipei, interviene sulle tensioni a proposito dei rapporti tra filosofi in Cina e in Europa, tensioni più che mai chiare anche tra Pechino e Taipei e tra Parigi e Francoforte. «Cos’è la filosofia cinese?», o piuttosto, «La filosofia cinese è veramente filosofia?» (p. 9). La filosofia φιλοσοφία-philosophia non è una cosa greca? Non sarebbe meglio parlare in generale di pensiero? Si può pensare in cinese, o piuttosto, il cinese è una lingua nella quale si può pensare? (cfr. A. CHENG, La Chine pense-t-elle? Fayard, Paris 2009). Queste domande paiono impensabili, eppure è da secoli che in Europa vengono discus- se seriamente. Chi se ne occupa deve fare i conti con i fantasmi del passato, specialmente oggi che la questione è diventata squisitamente politica. Le prospettive critiche menzionate nel sottotitolo sono quelle proposte in diversi loro scritti da François Jullien, Jean François Billeter e Heiner Roetz; e nascono come espressioni di filosofia politica, ma si snodano poi seguendo questioni di estetica, etica e di post-metafisica. Che la politica sia al centro è di nuovo dovuto alle ultime posizioni prese dalla Cina nel mondo. Se è vero che a partire dalla metà del diciannovesimo secolo generazioni di intellet- tuali cinesi hanno reagito all’aggressività di un imperialismo che portava con sé la sfida di capire la storia della filosofia occidentale e di impararla a fondo, è anche vero che solo a par- tire dal 2000 prende forma in Cina una crescente fiducia di sé (zixin 自信), cosa che avviene nel percorso meandrico della modernizzazione come coscienza di sé (zixue 自学) con l’o- biettivo ultimo di presentare la filosofia cinese come filosofia del mondo – e qui Heubel non esita a usare il termine jaspersiano di Weltphilosophie. Questo Heubel ricorda a chi pensa che la filosofia cinese sia solo una forma regionale, determinata politicamente e culturalmente, e dunque alla fine non-filosofica poiché incapace di riflettere sul rapporto tra la Cina e il mon- do. Heubel non esita a configurare una nuova prospettiva di filosofia cosmopolitica che sfrutti appieno «il potenziale di quella dinamica transculturale tra vecchio e nuovo, tra Oriente e Occidente che dal diciannovesimo secolo sta cambiando la Cina» (p. 10). È stato l’Occidente a costringere la Cina a cambiare, ma ora la Cina reagisce e sta smantellando l’ordine del mondo dominato dall’Occidente. Ma la strada per una filosofia cosmopolitica che integri le fonti della filosofia cinese è ancora lunga. In Europa i testi della filosofia classica cinese nel loro sviluppo attraverso i millenni sono ancora largamente sco- nosciuti e non tradotti. Oggi più che mai la crescita economica e politica della Cina aumenta la pressione sui filosofi europei a dedicare finalmente massima attenzione alla storia della filosofia cinese. Scrive Zhao Tingyang nel suo ormai celebre lavoro sul concetto di tutto ciò che è sotto il cielo (tianxia 天下): «Tianxia si riferisce al mondo ma anche a qualcosa di più grande del mondo. È un concetto con una struttura tripartita: in senso geografico si riferisce a tutte le terre sotto il cielo [...] in senso socio-psicologico, si riferisce a un mondo che ciascuno riconosce e abbraccia, ossia un mondo psicologico definito dai cuori di tutte le genti [...] in senso politico, si riferisce a un mondo politico definito da un ordine mondiale» (cfr. T. ZHAO, Redefining a Philosophy for World Governance, Palgrave, Singapore 2019, pp. 10-12). È un dato di fatto, continua Heubel parafrasando Zhao Tingyang, «che oggi quel che la Cina possiede, lo possiede anche il mondo. Il peso economico determina il peso della politica, della cultura e del pensiero. Ora che la Cina è divenuta una parte importante del mondo, è urgente discutere il ruolo che il pensiero e la cultura della Cina possono svolgere per il mondo. Se non si riesce a fare in modo che il sistema di conoscenza della Cina possa contribuire alla costruzione del sistema di conoscenza del mondo, a fare in modo che la Cina diventi un grande paese di produzione della conoscenza, vuol dire che la Cina è destinata a rimanere un piccolo paese, nonostante lo spazio enorme che occupa nei settori dell’econo- mia e della produzione materiale» (p. 11). Il sistema del tianxia sviluppa una struttura orbitale nella quale si muovono costella- zioni che comprendono processi di coltivazione di sé (xiushen 修身), famiglia (jia 家) e stato (guo 国) che in nessun modo, sostiene Heubel, si lasciano ridurre a forme di autori- tarismo e totalitarismo. Si tratta di costellazioni che Heubel si propone di aprire puntan- do sul paradigma della soggettività, implicito nel concetto di coltivazione di sé. Heubel nota come al centro della struttura orbitale non sia la logica della famiglia, come si crede comunemente, bensì la reciproca limitazione (neiwai jiaoxiu 内外交修) della coltiva- zione della via (xiudao 修道), che si realizza nel doppio movimento di una coltivazione interna (neixiu 内修) e una coltivazione esterna (waixiu 外修). Alcuni sinologi, primo fra tutti Marcel Granet (La Pensée Chinoise, Albin Michel, Paris 1968, p. 7), hanno sostenuto che la difficoltà di comprensione reciproca tra cultura occidentale e cinese risiede nell’impossibilità del cinese di esprimere quei concetti logica- mente definiti e precisamente circoscritti che sono necessari per l’argomentazione filoso- fica. Tuttavia, le attuali traduzioni cinesi comprensibili e fedeli di molte opere filosofiche occidentali – ad esempio la traduzione delle opere di Kant da parte di Li Qiuling 李秋零 (Kangde zhuzuo quanji 康德著作全集: Di yi jie 第一节 The Complete Works of Immanuel Kant: Section 1, 9 vols., China Renmin Press, Beijing 2003-2019) – mostrano come questa ipotesi sia errata e influenzata da preconcetti culturali. È invece interessante considerare come le traduzione filosofiche abbiano avuto effetti significativi sullo sviluppo della cosiddetta grammatica occidentale nel cinese contempo- raneo (xiandai Hanyu ouhua yufa 现代汉语欧化语法; cfr. F. MASINI, La riforma della lingua, in G. SAMARANI - M. SCARPARI [a cura di], La Cina. Vol. 3: Verso la modernità, Einaudi, Torino 2009, pp. 621-662) con modifiche sia morfologiche sia sintattiche della grammatica cinese. Si tratta di scambi culturali epocali che accrescono la consapevolezza della necessità di un approccio culturalmente sensibile alle diverse tradizioni, comprese le sfide della diversità culturale e religiosa. Come sottolinea Heubel, è indispensabile com- prendere la dinamica transculturale che permea il discorso filosofico della modernità cinese e affrontare il disagio di produrre interpretazioni comparative che evitino contrapposizio- ni tra la Cina e l’Europa. Solo per questa via la «filosofia cinese» può diventare filosofia cosmopolitica facendo sì che dalle tensioni tra vecchia e nuova Cina e tra pensatori europei e pensatori cinesi contemporanei germogli un vortice di trasformazione creative (p. 31).

Pozzo, R. (2022). Recensione a FABIAN HEUBEL, Was ist chinesische Philosophie? Kritische Perspektiven, Meiner, Hamburg 2021. Un volume di pp. 402. RIVISTA DI FILOSOFIA NEOSCOLASTICA, 114(3), 784-785.

Recensione a FABIAN HEUBEL, Was ist chinesische Philosophie? Kritische Perspektiven, Meiner, Hamburg 2021. Un volume di pp. 402.

pozzo, riccardo
2022

Abstract

«È ora di prendere sul serio la filosofia cinese!» Con questa esortazione Fabian Heubel, sinologo attualmente professore alla Academia Sinica di Taipei, interviene sulle tensioni a proposito dei rapporti tra filosofi in Cina e in Europa, tensioni più che mai chiare anche tra Pechino e Taipei e tra Parigi e Francoforte. «Cos’è la filosofia cinese?», o piuttosto, «La filosofia cinese è veramente filosofia?» (p. 9). La filosofia φιλοσοφία-philosophia non è una cosa greca? Non sarebbe meglio parlare in generale di pensiero? Si può pensare in cinese, o piuttosto, il cinese è una lingua nella quale si può pensare? (cfr. A. CHENG, La Chine pense-t-elle? Fayard, Paris 2009). Queste domande paiono impensabili, eppure è da secoli che in Europa vengono discus- se seriamente. Chi se ne occupa deve fare i conti con i fantasmi del passato, specialmente oggi che la questione è diventata squisitamente politica. Le prospettive critiche menzionate nel sottotitolo sono quelle proposte in diversi loro scritti da François Jullien, Jean François Billeter e Heiner Roetz; e nascono come espressioni di filosofia politica, ma si snodano poi seguendo questioni di estetica, etica e di post-metafisica. Che la politica sia al centro è di nuovo dovuto alle ultime posizioni prese dalla Cina nel mondo. Se è vero che a partire dalla metà del diciannovesimo secolo generazioni di intellet- tuali cinesi hanno reagito all’aggressività di un imperialismo che portava con sé la sfida di capire la storia della filosofia occidentale e di impararla a fondo, è anche vero che solo a par- tire dal 2000 prende forma in Cina una crescente fiducia di sé (zixin 自信), cosa che avviene nel percorso meandrico della modernizzazione come coscienza di sé (zixue 自学) con l’o- biettivo ultimo di presentare la filosofia cinese come filosofia del mondo – e qui Heubel non esita a usare il termine jaspersiano di Weltphilosophie. Questo Heubel ricorda a chi pensa che la filosofia cinese sia solo una forma regionale, determinata politicamente e culturalmente, e dunque alla fine non-filosofica poiché incapace di riflettere sul rapporto tra la Cina e il mon- do. Heubel non esita a configurare una nuova prospettiva di filosofia cosmopolitica che sfrutti appieno «il potenziale di quella dinamica transculturale tra vecchio e nuovo, tra Oriente e Occidente che dal diciannovesimo secolo sta cambiando la Cina» (p. 10). È stato l’Occidente a costringere la Cina a cambiare, ma ora la Cina reagisce e sta smantellando l’ordine del mondo dominato dall’Occidente. Ma la strada per una filosofia cosmopolitica che integri le fonti della filosofia cinese è ancora lunga. In Europa i testi della filosofia classica cinese nel loro sviluppo attraverso i millenni sono ancora largamente sco- nosciuti e non tradotti. Oggi più che mai la crescita economica e politica della Cina aumenta la pressione sui filosofi europei a dedicare finalmente massima attenzione alla storia della filosofia cinese. Scrive Zhao Tingyang nel suo ormai celebre lavoro sul concetto di tutto ciò che è sotto il cielo (tianxia 天下): «Tianxia si riferisce al mondo ma anche a qualcosa di più grande del mondo. È un concetto con una struttura tripartita: in senso geografico si riferisce a tutte le terre sotto il cielo [...] in senso socio-psicologico, si riferisce a un mondo che ciascuno riconosce e abbraccia, ossia un mondo psicologico definito dai cuori di tutte le genti [...] in senso politico, si riferisce a un mondo politico definito da un ordine mondiale» (cfr. T. ZHAO, Redefining a Philosophy for World Governance, Palgrave, Singapore 2019, pp. 10-12). È un dato di fatto, continua Heubel parafrasando Zhao Tingyang, «che oggi quel che la Cina possiede, lo possiede anche il mondo. Il peso economico determina il peso della politica, della cultura e del pensiero. Ora che la Cina è divenuta una parte importante del mondo, è urgente discutere il ruolo che il pensiero e la cultura della Cina possono svolgere per il mondo. Se non si riesce a fare in modo che il sistema di conoscenza della Cina possa contribuire alla costruzione del sistema di conoscenza del mondo, a fare in modo che la Cina diventi un grande paese di produzione della conoscenza, vuol dire che la Cina è destinata a rimanere un piccolo paese, nonostante lo spazio enorme che occupa nei settori dell’econo- mia e della produzione materiale» (p. 11). Il sistema del tianxia sviluppa una struttura orbitale nella quale si muovono costella- zioni che comprendono processi di coltivazione di sé (xiushen 修身), famiglia (jia 家) e stato (guo 国) che in nessun modo, sostiene Heubel, si lasciano ridurre a forme di autori- tarismo e totalitarismo. Si tratta di costellazioni che Heubel si propone di aprire puntan- do sul paradigma della soggettività, implicito nel concetto di coltivazione di sé. Heubel nota come al centro della struttura orbitale non sia la logica della famiglia, come si crede comunemente, bensì la reciproca limitazione (neiwai jiaoxiu 内外交修) della coltiva- zione della via (xiudao 修道), che si realizza nel doppio movimento di una coltivazione interna (neixiu 内修) e una coltivazione esterna (waixiu 外修). Alcuni sinologi, primo fra tutti Marcel Granet (La Pensée Chinoise, Albin Michel, Paris 1968, p. 7), hanno sostenuto che la difficoltà di comprensione reciproca tra cultura occidentale e cinese risiede nell’impossibilità del cinese di esprimere quei concetti logica- mente definiti e precisamente circoscritti che sono necessari per l’argomentazione filoso- fica. Tuttavia, le attuali traduzioni cinesi comprensibili e fedeli di molte opere filosofiche occidentali – ad esempio la traduzione delle opere di Kant da parte di Li Qiuling 李秋零 (Kangde zhuzuo quanji 康德著作全集: Di yi jie 第一节 The Complete Works of Immanuel Kant: Section 1, 9 vols., China Renmin Press, Beijing 2003-2019) – mostrano come questa ipotesi sia errata e influenzata da preconcetti culturali. È invece interessante considerare come le traduzione filosofiche abbiano avuto effetti significativi sullo sviluppo della cosiddetta grammatica occidentale nel cinese contempo- raneo (xiandai Hanyu ouhua yufa 现代汉语欧化语法; cfr. F. MASINI, La riforma della lingua, in G. SAMARANI - M. SCARPARI [a cura di], La Cina. Vol. 3: Verso la modernità, Einaudi, Torino 2009, pp. 621-662) con modifiche sia morfologiche sia sintattiche della grammatica cinese. Si tratta di scambi culturali epocali che accrescono la consapevolezza della necessità di un approccio culturalmente sensibile alle diverse tradizioni, comprese le sfide della diversità culturale e religiosa. Come sottolinea Heubel, è indispensabile com- prendere la dinamica transculturale che permea il discorso filosofico della modernità cinese e affrontare il disagio di produrre interpretazioni comparative che evitino contrapposizio- ni tra la Cina e l’Europa. Solo per questa via la «filosofia cinese» può diventare filosofia cosmopolitica facendo sì che dalle tensioni tra vecchia e nuova Cina e tra pensatori europei e pensatori cinesi contemporanei germogli un vortice di trasformazione creative (p. 31).
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Recensione
Comitato scientifico
Settore M-FIL/06
Italian
Sinologia
https://filosofianeoscolastica.vitaepensiero.it/
Pozzo, R. (2022). Recensione a FABIAN HEUBEL, Was ist chinesische Philosophie? Kritische Perspektiven, Meiner, Hamburg 2021. Un volume di pp. 402. RIVISTA DI FILOSOFIA NEOSCOLASTICA, 114(3), 784-785.
Pozzo, R
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/2108/306241
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