L’articolo costituisce una nota di commento alla pronuncia della Cassazione del 13 maggio 2005 in tema di assegni non trasferibili. Esso affronta la controversa e risalente questione della liberatorietà per la banca del pagamento effettuato a persona diversa dal prenditore, di cui al secondo comma dell’art. 43 legge assegni (r.d. n. 1736/1933). In primo luogo, vengono illustrati gli opposti orientamenti della giurisprudenza di legittimità. Secondo il primo orientamento, la banca si libera se paga un assegno non trasferibile a favore di un soggetto apparentemente legittimato a riceverlo (anche se non titolare del diritto), purché abbia proceduto ad una sua diligente identificazione. Secondo una diversa tesi, invece, il pagamento di assegno non trasferibile effettuato all’apparente legittimato non è liberatorio, a prescindere dall’assenza di colpa o dolo da parte della banca nell’erronea identificazione del prenditore. Dopo aver esaminato gli argomenti dottrinali a favore e contro le tesi in discorso, il lavoro si sofferma sulle finalità della clausola di intrasferibilità e sulla natura della norma di cui all’art. 43 legge assegni. A tale ultimo riguardo, ci si chiede se la norma in esame costituisca una previsione speciale rispetto alla normativa generale regolante il pagamento dei titoli di credito cosiddetti a legittimazione variabile e rispetto all’art. 1189 cod. civ., riguardante il pagamento al creditore apparente.

Accettella, F. (2006). Pagamento di assegno non trasferibile a persona qualificatasi come rappresentante del prenditore. BANCA BORSA E TITOLI DI CREDITO, 59(6), 686-698.

Pagamento di assegno non trasferibile a persona qualificatasi come rappresentante del prenditore

ACCETTELLA, FRANCESCO
2006

Abstract

L’articolo costituisce una nota di commento alla pronuncia della Cassazione del 13 maggio 2005 in tema di assegni non trasferibili. Esso affronta la controversa e risalente questione della liberatorietà per la banca del pagamento effettuato a persona diversa dal prenditore, di cui al secondo comma dell’art. 43 legge assegni (r.d. n. 1736/1933). In primo luogo, vengono illustrati gli opposti orientamenti della giurisprudenza di legittimità. Secondo il primo orientamento, la banca si libera se paga un assegno non trasferibile a favore di un soggetto apparentemente legittimato a riceverlo (anche se non titolare del diritto), purché abbia proceduto ad una sua diligente identificazione. Secondo una diversa tesi, invece, il pagamento di assegno non trasferibile effettuato all’apparente legittimato non è liberatorio, a prescindere dall’assenza di colpa o dolo da parte della banca nell’erronea identificazione del prenditore. Dopo aver esaminato gli argomenti dottrinali a favore e contro le tesi in discorso, il lavoro si sofferma sulle finalità della clausola di intrasferibilità e sulla natura della norma di cui all’art. 43 legge assegni. A tale ultimo riguardo, ci si chiede se la norma in esame costituisca una previsione speciale rispetto alla normativa generale regolante il pagamento dei titoli di credito cosiddetti a legittimazione variabile e rispetto all’art. 1189 cod. civ., riguardante il pagamento al creditore apparente.
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Nessuno
Settore IUS/04 - Diritto Commerciale
Italian
Nota a sentenza nella quale l'analisi viene sviluppata come in un articolo, al quale è quindi assimilabile (vedi ANVUR, FAQ sul relativo sito web).
Accettella, F. (2006). Pagamento di assegno non trasferibile a persona qualificatasi come rappresentante del prenditore. BANCA BORSA E TITOLI DI CREDITO, 59(6), 686-698.
Accettella, F
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