Largely inspired by the methods of the most recent french historiography on religious studies, the thesis consists of three sections. The first, divided into two chapters, gives a general overview of historical and historiographical issues related to the confraternities. To this end the Chapter 1 analyses the main studies on confraternities drawn during the last fifty years, with particular emphasis on those relating to the Roman Brotherhoods treated in a separate paragraph; Chapter 2, then, proposes an overview on the presence of confraternities in Rome, between the second half of the thirteenth century and the late eighteenth century, through a quantitative analysis, but also in a perspective that aims to highlight the evolution of associative models and types of confraternities. The second section is focused on roman confraternities during seventeenth and eighteenth centuries and aims to outline a general overview of their cults, drawing upon information from both the Visita Apostolica ordered by Pope Urban VIII during the years 1624-30 and the lists of the goods of ecclesiastical institutions compiled in 1726-27 according to the resolutions of the roman Council of 1725. This framework is built on the basis of a set of elements considered as relevant indicators of the piety of brotherhoods: dedications both of the several confraternities and that of altars inside their churches and oratories reveal a panorama where marian and above all Christocentric devontions, typical of the baroque piety, are fundamental, while innovations in the cult of saints have a very limited importance (Ch. 3); the images, which one unterlines the different functions they perform inside the confraternities as symbols of their identity, indicators of devotional options and objects of worship as well (ch. 4); the relics gradually collected and often used, in no different way than the images, to implement the sacrality of the confraternities themselves and that of their places of worship (ch. 5). This framework is built on the basis of a set of elements considered as relevant indicators of the piety of brotherhoods: dedications both of the several confraternities and that of altars inside their churches and oratories reveal a panorama where marian and above all Christocentric devotions, typical of the baroque piety, are fundamental, while innovations in the cult of saints have a very limited importance (Ch. 3); the images, for which one underlines the different functions they perform inside the confraternities as symbols of their identity, indicators of devotional options and objects of worship as well (ch. 4); finally the relics gradually collected and often used, in non different way than the images, to implement the sacrality of the confraternities and that of their places of worship (ch. 5). The third and final part, consisting of a single chapter (Chapter 6), is dedicated to a case study: that of the Archconfraternity of the SS. Stigmata of St. Francis, founded in 1594 and quickly became very popular, as evidenced by the wide participation of municipal elites, both secular and ecclesiastical, in its activities. This case study allowed us to take into consideration social and religious dynamics which led the development of a new brotherhood and to the success of a new devotion in the papal city. Finally two appendices, one including a repertoire of texts published by Roman confraternities during Early Modern Age, completed the work.

Largamente ispirata ai metodi della storiografia religiosa francese degli ultimi decenni, la tesi si compone di tre parti. La prima, divisa in due capitoli, è dedicata ad un inquadramento generale della tematica sul piano storiografico e storico. Anzitutto sono passati in rassegna i principali studi degli ultimi cinquant’anni relativi all’argomento confraternale, con particolare attenzione per quelli relativi all’associazionismo romano, trattati in un paragrafo a parte (cap. 1). In secondo luogo, si propone una visione d’insieme sulla presenza confraternale a Roma, attraverso un quadro evolutivo delle fondazioni tra la seconda metà del Duecento ed il tardo Settecento, tanto in un’ottica statistico-quantitativa, quanto in una tesa ad evidenziare l’evolversi dei modelli associativi e delle tipologie confraternali (cap. 2). La seconda parte è dedicata alla realizzazione di un quadro complessivo delle scelte cultuali delle compagnie romane tra Sei e Settecento, sulla base di un corpus di dati tratti dalla visita apostolica di Urbano VIII del 1624-30 e dagli inventari compilati nel biennio 1726-27 per ordine del Concilio romano del 1725. Tale quadro è realizzato assumendo una serie di elementi quali indicatori della pietà confraternale: le intitolazioni dei sodalizi e le dedicazioni dei loro altari (cap. 3), attraverso le quali si evidenzia un panorama in cui largo spazio trovano le devozioni mariane e soprattutto cristocentriche tipiche della religiosità barocca, ma che si rivela sostanzialmente chiuso alle innovazioni in fatto di culto dei santi; le immagini (cap. 4), delle quali sono evidenziate diverse funzioni svolte nell’ambito della vita religiosa delle confraternite, quelle cioè di simboli identitari, di indicatori delle scelte devozionali e infine quelle di veri e propri oggetti di culto; le reliquie (cap. 5), progressivamente accumulate dalle compagnie romane e poste al centro, come pure le immagini, di una strategia di valorizzazione della sacralità dei loro luoghi di culto. Nella terza ed ultima parte, composta di un unico capitolo (cap. 6), ci si dedica ad uno studio di caso: attraverso le vicende dell’arciconfraternita delle SS. Stimmate di san Francesco, fondata nel 1594 e in breve divenuta assai celebre, come dimostra l’ampia partecipazione delle élites municipali laiche ed ecclesiastiche alle sue attività, si prendono in esame le complesse dinamiche di natura sociale e religiosa che conducono all’affermazione di una confraternita nuova nel contesto del tessuto associativo romano ed al radicamento di un nuovo culto nelle abitudini devote della città del papa. Completano il lavoro due appendici, tra cui un repertorio dei testi editi nel corso dell’età moderna dalle confraternite romane.

Serra, A. (2010). Culti e devozioni delle confraternite romane in Età moderna.

Culti e devozioni delle confraternite romane in Età moderna

SERRA, ALESSANDRO
2010-08-05

Abstract

Largamente ispirata ai metodi della storiografia religiosa francese degli ultimi decenni, la tesi si compone di tre parti. La prima, divisa in due capitoli, è dedicata ad un inquadramento generale della tematica sul piano storiografico e storico. Anzitutto sono passati in rassegna i principali studi degli ultimi cinquant’anni relativi all’argomento confraternale, con particolare attenzione per quelli relativi all’associazionismo romano, trattati in un paragrafo a parte (cap. 1). In secondo luogo, si propone una visione d’insieme sulla presenza confraternale a Roma, attraverso un quadro evolutivo delle fondazioni tra la seconda metà del Duecento ed il tardo Settecento, tanto in un’ottica statistico-quantitativa, quanto in una tesa ad evidenziare l’evolversi dei modelli associativi e delle tipologie confraternali (cap. 2). La seconda parte è dedicata alla realizzazione di un quadro complessivo delle scelte cultuali delle compagnie romane tra Sei e Settecento, sulla base di un corpus di dati tratti dalla visita apostolica di Urbano VIII del 1624-30 e dagli inventari compilati nel biennio 1726-27 per ordine del Concilio romano del 1725. Tale quadro è realizzato assumendo una serie di elementi quali indicatori della pietà confraternale: le intitolazioni dei sodalizi e le dedicazioni dei loro altari (cap. 3), attraverso le quali si evidenzia un panorama in cui largo spazio trovano le devozioni mariane e soprattutto cristocentriche tipiche della religiosità barocca, ma che si rivela sostanzialmente chiuso alle innovazioni in fatto di culto dei santi; le immagini (cap. 4), delle quali sono evidenziate diverse funzioni svolte nell’ambito della vita religiosa delle confraternite, quelle cioè di simboli identitari, di indicatori delle scelte devozionali e infine quelle di veri e propri oggetti di culto; le reliquie (cap. 5), progressivamente accumulate dalle compagnie romane e poste al centro, come pure le immagini, di una strategia di valorizzazione della sacralità dei loro luoghi di culto. Nella terza ed ultima parte, composta di un unico capitolo (cap. 6), ci si dedica ad uno studio di caso: attraverso le vicende dell’arciconfraternita delle SS. Stimmate di san Francesco, fondata nel 1594 e in breve divenuta assai celebre, come dimostra l’ampia partecipazione delle élites municipali laiche ed ecclesiastiche alle sue attività, si prendono in esame le complesse dinamiche di natura sociale e religiosa che conducono all’affermazione di una confraternita nuova nel contesto del tessuto associativo romano ed al radicamento di un nuovo culto nelle abitudini devote della città del papa. Completano il lavoro due appendici, tra cui un repertorio dei testi editi nel corso dell’età moderna dalle confraternite romane.
A.A. 2009/2010
Storia del cristianesimo e delle chiese
21.
Largely inspired by the methods of the most recent french historiography on religious studies, the thesis consists of three sections. The first, divided into two chapters, gives a general overview of historical and historiographical issues related to the confraternities. To this end the Chapter 1 analyses the main studies on confraternities drawn during the last fifty years, with particular emphasis on those relating to the Roman Brotherhoods treated in a separate paragraph; Chapter 2, then, proposes an overview on the presence of confraternities in Rome, between the second half of the thirteenth century and the late eighteenth century, through a quantitative analysis, but also in a perspective that aims to highlight the evolution of associative models and types of confraternities. The second section is focused on roman confraternities during seventeenth and eighteenth centuries and aims to outline a general overview of their cults, drawing upon information from both the Visita Apostolica ordered by Pope Urban VIII during the years 1624-30 and the lists of the goods of ecclesiastical institutions compiled in 1726-27 according to the resolutions of the roman Council of 1725. This framework is built on the basis of a set of elements considered as relevant indicators of the piety of brotherhoods: dedications both of the several confraternities and that of altars inside their churches and oratories reveal a panorama where marian and above all Christocentric devontions, typical of the baroque piety, are fundamental, while innovations in the cult of saints have a very limited importance (Ch. 3); the images, which one unterlines the different functions they perform inside the confraternities as symbols of their identity, indicators of devotional options and objects of worship as well (ch. 4); the relics gradually collected and often used, in no different way than the images, to implement the sacrality of the confraternities themselves and that of their places of worship (ch. 5). This framework is built on the basis of a set of elements considered as relevant indicators of the piety of brotherhoods: dedications both of the several confraternities and that of altars inside their churches and oratories reveal a panorama where marian and above all Christocentric devotions, typical of the baroque piety, are fundamental, while innovations in the cult of saints have a very limited importance (Ch. 3); the images, for which one underlines the different functions they perform inside the confraternities as symbols of their identity, indicators of devotional options and objects of worship as well (ch. 4); finally the relics gradually collected and often used, in non different way than the images, to implement the sacrality of the confraternities and that of their places of worship (ch. 5). The third and final part, consisting of a single chapter (Chapter 6), is dedicated to a case study: that of the Archconfraternity of the SS. Stigmata of St. Francis, founded in 1594 and quickly became very popular, as evidenced by the wide participation of municipal elites, both secular and ecclesiastical, in its activities. This case study allowed us to take into consideration social and religious dynamics which led the development of a new brotherhood and to the success of a new devotion in the papal city. Finally two appendices, one including a repertoire of texts published by Roman confraternities during Early Modern Age, completed the work.
confraternite; culti; devozioni; identità; immagini; altari; reliquie; socialità
Settore M-STO/07 - Storia del Cristianesimo e delle Chiese
Italian
Université Blaise Pascal (Clermont Ferrand II)
Tesi di dottorato
Serra, A. (2010). Culti e devozioni delle confraternite romane in Età moderna.
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