Storicamente, parlando di territori deboli ci si riferiva principalmente alle cosiddette "aree interne", ovvero alle aree montane. Distanti e scarsamente accessibili dalle grandi città e dai centri di servizio, affette da fenomeni di declino demografico, con traiettorie di sviluppo economico in declino, con scarsi livelli di attrattività per la popolazione residente e tuttavia dotate di qualità (ambientali, culturali e sociali) non altrove rintracciabili. Territori che hanno subito, durante il periodo dello sviluppo industriale pesanti dinamiche di abbandono della popolazione e delle attività economiche locali. Con il tempo, tuttavia, e con l'osservazione dei processi di riconfigurazione delle grandezze economiche e funzionali che caratterizzano le moderne realtà urbane e territoriali, il concetto di territorio debole è stato in qualche modo ridefinito dalla ricerca socio economica e territoriale, avvicinando a quello di fragilità o, più spesso, di marginalità. L'idea di fragilità o di marginalità degli spazi geografici si applica a parti dello spazio geografico che, sebbene dotate di valori intrinseci potenzialmente valorizzabili ai fini della determinazione di un processo di sviluppo endogeno, possiedono quei valori in una misura (quantitativa e organizzativa) non sufficiente a permetterne la valorizzazione reale. Essi, in generale, sono molto dotati di risorse "deboli", rappresentate dal patrimonio naturale (parchi, laghi, aree naturalistiche e ad alta valenza ambientale), culturale (centri storici, beni culturali e religiosi), dalle tradizioni agricolo e dall'artigianato. Risorse che però non garantiscono, all'interno degli attuali modelli di governo del territorio, la possibilità di disegnare un processo di sviluppo. La Provincia di Rieti rappresenta, da questo punto di vista, un caso paradigmatico. Questo lavoro cerca di documentare come i caratteri evolutivi dell’ambito provinciale ne abbiano definito i profili di marginalità e di debolezza, tentando di formulare alcune ipotesi, certamente non definitive, in relazione alle esigenze di un nuovo approccio al governo e alla pianificazione di questi territori.

Ioannilli, M. (2014). Fermare la dispersione urbana. Il possibile ruolo dei “territori deboli”. In L. Ramazzotti (a cura di), Campagna urbana. La città in estensione nella bassa Sabina (pp. 79-89). Roma : Cangemi Editore.

Fermare la dispersione urbana. Il possibile ruolo dei “territori deboli”

IOANNILLI, MARIA
2014-01-01

Abstract

Storicamente, parlando di territori deboli ci si riferiva principalmente alle cosiddette "aree interne", ovvero alle aree montane. Distanti e scarsamente accessibili dalle grandi città e dai centri di servizio, affette da fenomeni di declino demografico, con traiettorie di sviluppo economico in declino, con scarsi livelli di attrattività per la popolazione residente e tuttavia dotate di qualità (ambientali, culturali e sociali) non altrove rintracciabili. Territori che hanno subito, durante il periodo dello sviluppo industriale pesanti dinamiche di abbandono della popolazione e delle attività economiche locali. Con il tempo, tuttavia, e con l'osservazione dei processi di riconfigurazione delle grandezze economiche e funzionali che caratterizzano le moderne realtà urbane e territoriali, il concetto di territorio debole è stato in qualche modo ridefinito dalla ricerca socio economica e territoriale, avvicinando a quello di fragilità o, più spesso, di marginalità. L'idea di fragilità o di marginalità degli spazi geografici si applica a parti dello spazio geografico che, sebbene dotate di valori intrinseci potenzialmente valorizzabili ai fini della determinazione di un processo di sviluppo endogeno, possiedono quei valori in una misura (quantitativa e organizzativa) non sufficiente a permetterne la valorizzazione reale. Essi, in generale, sono molto dotati di risorse "deboli", rappresentate dal patrimonio naturale (parchi, laghi, aree naturalistiche e ad alta valenza ambientale), culturale (centri storici, beni culturali e religiosi), dalle tradizioni agricolo e dall'artigianato. Risorse che però non garantiscono, all'interno degli attuali modelli di governo del territorio, la possibilità di disegnare un processo di sviluppo. La Provincia di Rieti rappresenta, da questo punto di vista, un caso paradigmatico. Questo lavoro cerca di documentare come i caratteri evolutivi dell’ambito provinciale ne abbiano definito i profili di marginalità e di debolezza, tentando di formulare alcune ipotesi, certamente non definitive, in relazione alle esigenze di un nuovo approccio al governo e alla pianificazione di questi territori.
Settore ICAR/20 - Tecnica e Pianificazione Urbanistica
Italian
Rilevanza nazionale
Capitolo o saggio
aree deboli; pianificazione; sviluppo territoriale; sostenibilità
Rapporto finale Ricerca PRIN
Ioannilli, M. (2014). Fermare la dispersione urbana. Il possibile ruolo dei “territori deboli”. In L. Ramazzotti (a cura di), Campagna urbana. La città in estensione nella bassa Sabina (pp. 79-89). Roma : Cangemi Editore.
Ioannilli, M
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